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Attualità | martedì 03 gennaio 2017, 15:00

A Torino la “scuola possibile”, senza voti né verifiche

Il progetto de La scuola possibile, ospitato al Basic Village, partirà a settembre 2017 con classi da 18 bambini

«La nostra scuola è un’officina creativa, un luogo di scoperta in cui ogni punto d’arrivo prende valore e si trasforma come premessa di un salto verso la conoscenza futura», così Laura Milani, direttrice dello IAAD – Istituto di Arte Applicata e Design di Torino, introduce il nuovo progetto, da lei fortemente voluto, de La scuola possibile, che aprirà a settembre 2017 al Basic Village di Corso Regio Parco.

La scuola possibile sarà, almeno per i primi anni, una scuola elementare, con classi che includono non più di 18 bambini, in modo da poterli seguire meglio, e dove non ci sono né voti né compiti. L’obiettivo è creare una didattica che costruisca un forte rapporto di collaborazione tra maestri e allievi. Non ci saranno verifiche o interrogazioni, ma progetti da realizzare. «Oggi i compiti non sono per i bambini – ha aggiunto Laura Milani – ma per le famiglie che devono assistere i propri figli nello svolgimento dei lavori su cui non possono essere autonomi. La scuola può, invece, scegliere di responsabilizzare i bambini e renderli indipendenti, credendo nella loro intelligenza e nei loro talenti. Il tempo libero, i weekend e le vacanze sono da rispettare e impiegare in altre attività che fanno parte della scuola della vita».

Questa è la teoria, la pratica parla di una suddivisione dell’insegnamento in cinque aree linguistiche: alfabetizzazione, educazione all’immagine, educazione scientifica, educazione al suono e educazione al movimento. L’idea è quella di accompagnare i bambini lungo percorsi di scoperta e approfondimento, sempre sotto la guida del maestro. Anche la lingua inglese rivestirà un ruolo fondamentale, perché sarà gradualmente inserita nelle attività didattiche e approfondita anno dopo anno. Le verifiche, poi, si trasformerebbero in momenti di discussione aperta in classe e autovalutazione, allo scopo di stimolare il dialogo e la riflessione.

Gli educatori, che, come si legge sul sito ufficiale, hanno alle spalle anni di esperienza nelle rispettive aree linguistiche, saranno supervisionati da un comitato scientifico composto da professionisti, psicologi, pedagogisti e insegnanti, che monitorerà lo svolgimento delle attività didattiche. Nel progetto rientrano inoltre regolari seminari, aperti anche ai genitori, sull’apprendimento, lo sviluppo e le relazioni tra adulti e bambini.

Come si svolgerebbe la giornata? L’ingresso sarà tra le 8 e le 9 del mattino, compatibilmente con le necessità orarie di ognuno, all’interno di una fascia oraria nella quale gli educatori organizzeranno attività ludiche come “transizione” dall’ambiente famigliare a quello scolastico. Poi tre moduli didattici: dalle 9 alle 10.20, mezz’ora di pausa per la merenda, quindi un modulo dalle 10.50 alle 12.10 e il pranzo; si riprende poi alle 13.40 e si prosegue fino alle 15, momento in cui tutte le classi vengono poi riunite per attività collettive, fino alle 16.30, quando la giornata scolastica si conclude.

Previsti tre pasti giornalieri e menu settimanali scelti con esperti di alimentazione, che abbinerebbero percorsi di educazione alimentare. Due volte l’anno, infine, ci sarà una cena preparata nei locali della scuola dai bambini stessi, alla quale parteciperanno le famiglie.

Tra i partner, oltre allo IAAD e a Basic.Net (che offre le strutture), anche Lavazza, Fondazione Pistoletto e Aurora.

Paolo Morelli

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