/ Economia

Che tempo fa

Newsletter

Iscrivendomi acconsento al trattamento dei dati personali secondo le norme vigenti.

Cerca nel web

Economia | lunedì 20 marzo 2017, 10:58

Industria 4.0: il 68% delle imprese di Torino non investe in digitalizzazione

È il dato emerso questa mattina nel convegno organizzato dalla Camera di Commercio

Il 68% delle industrie manifatturiere torinesi non è interessata ad investire sulla digitalizzazione. È questo il dato che è emerso questa mattina dal convegno organizzato dalla Camera di Commercio di Torino sull'"Industria 4.0". Questo termine indica l'insieme dei processi e delle tecnologie digitali utilizzati in tutta la produzione, fino alla realizzazione di una filiera totalmente automatizzata e interconnessa. 

"I dati dimostrano", commenta il Presidente Vincenzo Ilotte, "quanto nessuno abbia ancora chiaro quali saranno gli impatti della rivoluzione Industry 4.0. La nostra volontà è quella di affiancare alle consolidate attività di "alfabetizzazione" delle nostre imprese un lavoro più strutturato che abbiamo già avviato con la Regione Piemonte".

Del 32% interessato all'Industria 4.0, la maggior parte prevede la sua implementazione nell'ambito della produzione, seguito dai processi di vendita, logistica e gestione del magazzino. Tra gli ostacoli allo sviluppo dell' "Internet Industriale" le imprese torinesi indicano le risorse scarse, gli investimenti insufficienti e la mancanza di know-how.

"Noi destiniamo 550 milioni l'anno", ha commentato l'assessore regionale Giuseppina De Santis, "in servizio del debito. Le risorse non sono tante: noi, nonostante questo, abbiamo investito da subito in manifattura e innovazione. Abbiamo ridisegnato i poli dell'innovazione". 

"L'ampiezza e la diversità dei settori applicativi dell'Internet of Things", ha commentato Luciano Massone, Direttore Responsabile WCM di FCA, "offre la possibilità a molteplici industrie che operano in Italia, anche di dimensione medio-piccola, di essere attive. Ci sono però anche rischi, dalla cybersecurity, alla mancanza di business case chiari, alla necessità di nuove figure professionali".

 

Cinzia Gatti

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore