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Politica | lunedì 20 marzo 2017, 16:54

"Col taglio delle ore 680 operatori dei servizi di pulizia rischiano la povertà assoluta"

Grimaldi (SEL-SI): "O gli appalti si affidano a chi tutela giusti salari e diritti o si cambiano le regole"

Questa mattina, a fine del corteo, sono stati auditi a Palazzo Lascaris i lavoratori e le lavoratrici degli appalti di igiene e sanificazione di Città della Salute e Asl TO 1.

La rappresentanze sindacali e i dipendenti hanno esposto il quadro drammatico, che lo scorso martedì è stato oggetto del question time del Capogruppo di SEL Marco Grimaldi: il cambio di appalto, aggiudicato dall’azienda di facility management Dussmann, vinto soprattutto grazie a un’offerta economica più vantaggiosa del 33% rispetto al precedente appalto, si è tradotto in una riduzione dell’orario di lavoro del 33%, adesso richiesta anche ai dipendenti di Dussmann delle Molinette. 

A questi tagli non corrisponde alcun progetto di riorganizzazione né alcun investimento tecnologico o in formazione per i dipendenti. L’effetto è che si tratta semplicemente di costringere il personale a lavorare meno ore a parità di metrature, ossia di un aumento insostenibile dell’intensità del lavoro.

In Prefettura, il Responsabile Unico del Procedimento ha spiegato che l’offerta di Dussmann era congrua rispetto alle tabelle Consip e ai prezzi di mercato, e la stessa Anac non ha mosso obiezioni non essendoci vizi procedurali. Tuttavia, benché la gara preceda il protocollo sulla giusta retribuzione siglato dalla Regione con le organizzazioni sindacali, la clausola sociale fa riferimento al mantenimento delle medesime condizioni contrattuali e remunerative, e di fatto non viene rispettata pur non trattandosi di un appalto al massimo ribasso.

Come ha denunciato l’esponente di Sinistra Italiana Marco Grimaldi, 680 operatori dei servizi di igiene e sanificazione si troveranno ad affrontare una riduzione delle ore di lavoro di un terzo con stipendi da 6 o 7 euro l’ora lordi. Quasi tutti cadranno in fascia di povertà, con redditi al di sotto degli 8000 euro annui. Già ora i lavoratori e le lavoratrici subiscono minacce di lettere o trasferimenti se non accetteranno queste condizioni”.

“Ovviamente, oltre al danno sociale, la sanità pubblica e i suoi pazienti risentiranno di un ulteriore disagio: è prevedibile un aumento delle infezioni nosocomiali.” – dichiara il Capogruppo di SEL. – “Già un anno fa 200 lavoratori delle aziende sanitarie hanno subito lo stesso trattamento. Abbiamo ormai capito il meccanismo: ci si fa scudo del rispetto delle regole e del fatto che l’appalto non sia al massimo ribasso, ma le offerte economicamente più vantaggiose sono sempre tali perché risparmiano sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici”.

“4500 ore settimanali in meno su un lotto e 800 sull’altro, aumento delle infezioni da contatto e diffusione della pratica infame delle ‘task force’:” – ha concluso Grimaldi nel confronto con i lavoratori e le lavoratrici presenti – “la società vincitrice usa parte del suo risparmio per chiamare operatori on demand a svolgere il servizio solo nel caso vi sia stata qualche segnalazione di carenza di igiene. Chi lavorerebbe con lo stesso carico per un terzo di ore in meno? I direttori delle Asl lo farebbero? Non posso credere che con le attuali regole non si trovi il modo di affidare appalti a chi tutela giusti salari e diritti, ma se fosse davvero così allora le regole vanno cambiate”.

c.s.

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