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Cronaca | giovedì 20 aprile 2017, 16:24

Il re del made in Italy Armani delocalizza: 110 esuberi a Settimo, operai in sciopero (FOTO)

Negli ultimi anni la produzione di 15 mila capi è già stata spostata in Bulgaria

Uscita anticipata dalla fabbrica, più sciopero nelle giornate di omani e sabato. Sono queste le prime forme di protesta messe in atto dai lavoratori della Giorgio Armani Operations di Settimo, che ieri ha annunciato 110 esuberi su 184 persone.

Operai, ma anche impiegati, dello stabilimento torinese, specializzato nella produzione di capispalla maschili per la Armani Collections, il brand più lussuoso del re della moda italiana Giorgio Armani. Donne, nella maggior parte dei casi, di circa 50 anni con vent'anni di esperienza alle spalle. Troppo giovani per andare in pensione, troppo "anziane" per andare in pensione. 40 ore di lavoro per 1.300 euro al mese, in un mercato del lavoro che le considera sempre meno persone e sempre più ingranaggi.

"L'azienda", spiega Renzo Maso della Filctem Cgil, "manterrà la produzione, che coinvolge 25 lavoratori, ma non sappiamo dove verrà localizzata. Altre 40 sono impegnate nel confezionamento e prototipi. Questo è l'ennesimo esempio di un'impresa italiana che delocalizza". Un azienda, che nel corso di questi anni, ha già subito un pesante ridimensionamento. Molti lavoratori erano impiegati alla Gft di Settimo, che dopo pesanti tagli, è stata assorbita nel GA Operations. Negli anni scorsi la produzione di 15 mila capi è già stata spostata in Bulgaria.

" Si delocalizza", spiega Flaminio Fasetti della Uiltecs Uil, "perché i lavoratori costano meno. È più conveniente fare un pantaloni in Turchia o una giacca in Bulgaria. A fronte di 110 esuberi, non si impegnano a trovare una ricollocazione". Ma non è finita qui. "Domani dalle 8 faremo presidio davanti alla fabbrica e sabato abbiamo proclamato sciopero", conclude Gianpiero Drappero della Femca Cisl.

Cinzia Gatti

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