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Economia e lavoro | giovedì 20 aprile 2017, 06:58

Al via riforma strutture ricettive extralberghiere Piemonte

La nuova norma detta i confini entro cui possono essere gestite in forma non imprenditoriale

Al via l'esame della riforma delle strutture ricettive extralberghiere del Piemonte. Ieri, durante la Commissione turismo, si è svolta l’illustrazione del disegno di legge della Giunta regionale sulla riforma delle strutture ricettive extralberghiere (bed&breakfast, affittacamere, case vacanza, residenze di campagna, ostelli).

Con questo provvedimento si intende riorganizzare un modello di ospitalità, sempre più diffuso di pari passo con la costante crescita dei flussi turistici e armonizzando la normativa piemontese con quella nazionale e comunitaria.

Come ha osservato l’assessora al Turismo Antonella Parigi, si tratta di un intervento reso necessario dall’evoluzione delle forme di accoglienza turistica che stanno caratterizzando il settore in tutto il mondo, nell’ottica di offrire standard qualitativi opportuni, di adeguare modelli e denominazioni ai parametri del mercato turistico internazionale, facendo emergere situazioni di illegalità e abusivismo.

Una delle novità più rilevanti riguarda le strutture a conduzione famigliare, come b&b ed affittacamere, per le quali la nuova norma detta i confini entro cui possono essere gestite in forma non imprenditoriale: per i primi soglia è fissata a tre camere, al di sopra delle quali sarà necessario disporre della partita Iva dedicata, con un limite massimo di sei stanze, oltre cui non si può essere annoverati in tale categoria; per gli affittacamere invece il servizio potrà essere esercitato in modo non imprenditoriale se svolto in forma occasionale e non continuativa e in non più di due appartamenti posti nello stesso stabile, con un massimo di tre camere e sei posti letto. È anche previsto l’inserimento della country house o residenza di campagna: dovranno essere ville padronali, casali o case coloniche ubicate in luoghi di valore naturalistico e paesaggistico, in centri sotto i diecimila abitanti, amministrate in forma imprenditoriale, non annesse a un’azienda agricola e non gestite da un imprenditore agricolo, con camere o con appartamenti con cucina fino ad un massimo di dieci posti letto. Altro ambito di intervento sono le locazioni turistiche: l’affitto di una abitazione, per essere considerato attività ricettiva, dovrà disporre di servizi quali fornitura e cambio biancheria, ricevimento ospiti, assistenza in camera, in assenza dei quali verrà considerata attività di mera locazione abitativa.

Cinzia Gatti

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