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Attualità | venerdì 19 maggio 2017, 18:37

Il signor Malaussène al Salone del libro di Torino

Il brillante scrittore francese Daniel Pennac, amato in tutto il mondo e adorato in Italia, è tornato a presentare il suo ultimo romanzo

Secondo giorno al Salone del libro.

Il tempo incerto non scoraggia i visitatori che si mettono ordinatamente in fila ai cancelli. File lunghe anche oggi, talmente tanto da provocare qualche disagio a pubblico e operatori. Ma nessuno si arrende, e tutti attendono pazientemente il momento del proprio ingresso. Del resto oggi è una giornata speciale.

Oggi, dopo 17 anni, Daniel Pennac ritorna al Salone. Il brillante scrittore francese, amato in tutto il mondo e adorato in Italia, è tornato a presentare il suo ultimo romanzo sui Malaussène. Famiglia colorata e folle la cui saga ne decretò, fin dal 1990, il successo internazionale.

“Il caso Malaussène. Mi hanno mentito” è uscito all’inizio di quest’anno edito da Feltrinelli, e ha segnato l’inaspettato ritorno dell’amata famiglia dopo ben 18 anni.

Daniel Pennac è dunque arrivato a Torino, e la città gli ha risposto con slancio. Il grande entusiasmo che era corso sui social all’annuncio del ritorno dell’artista francese, è stato confermato oggi pomeriggio dalla folla che, con ore di anticipo, si è messa in paziente attesa di un posto per assistere alla presentazione del libro.

E dopo tanta attesa, la sala si è riempita di amanti, amici e appassionati di Pennac, tra cui era possibile scorgere anche “Il Lupo” Stefano Benni. Una sala che ha rivissuto l’emozione degli anni ‘90, quando ad ogni nuova storia dei Malaussène si gioiva come per il ritorno di un gruppo di adorati amici.

Il compito di guidare la presentazione è toccato a Stefano Montefiori, corrispondente da Parigi del Corriere della Sera. Bravo nel mantenere un basso profilo e lasciare il giusto spazio a un affabulatore di razza come Pennac.

Abituato alle luci della ribalta e, da professore qual è, a conquistare l’attenzione altrui, Daniel Pennac  ha stregato tutti per un’ora, con il suo carisma, la sua simpatia e il suo innato talento del racconto. Un’ora dedicata soprattutto al significato di “reale” e alla sua differenza rispetto al romanzo. In quest’ultimo si realizzano “universi coerenti”, ed è proprio la coerenza una caratteristica che, invece, non appartiene affatto alla realtà. Chi scrive ne deve tenere conto.

Pennac si conferma un autore capace di grande ironia e arguzia, ma anche un uomo saggio e estremamente alla mano,  che trova il tempo di suggerire ai numerosi aspiranti scrittori in sala di continuare a scrivere, certo, ma non di farlo in vista di un risultato. Il  successo è imprevedibile e inspiegabile. “Anche il mio”, conclude sorridendo.

Rossana Rotolo

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