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Economia | lunedì 19 giugno 2017, 14:30

Confesercenti: "La crisi non è finita, serve il rilancio della domanda interna"

Torino, con Roma, Palermo e l'Aquila, è stata la cornice dell'assemblea nazionale che ha eletto presidente - prima volta per una donna - Patrizia De Luise. Banchieri: "L'aumento scongiurato dell'Iva non basta"

Anche Torino, collegata dal Museo dell'automobile, con Roma, L'Aquila e Palermo, è stata uno dei pilastri dell'assemblea nazionale della Confesercenti, questa mattina. In apertura si è tenuto il rinnovo delle cariche nazionali dell’associazione: in videoconferenza, la scelta è ricaduta su Patrizia De Luise, con il compiacimento della presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha ricordato come si tratti della prima volta in una associazione di categoria delle piccole e medie imprese, spronando la neo presidente a ricordarsi delle donne e della ricerca della parità di genere.
Ma l'assemblea è stata anche occasione di confronto con gli  interlocutori  istituzionali, politici e sociali sulle principali tematiche che riguardano le categorie del commercio, del turismo e dei servizi. Tra i presenti, il governatore Sergio Chiamparino e il senatore Stefano Esposito. Annunciata anche il sindaco Chiara Appendino, trattenuta però dall'evoluzione degli avvenimenti drammatici degli ultimi giorni.  “A   Torino   e   in   Piemonte   -   ha detto  Giancarlo   Banchieri,   presidente   della Confesercenti e chiamato a fare gli onori di casa - i negozi continuano a chiudere, a dimostrazione che la crisi, nonostante qualche segnale positivo, non è finita. Le difficoltà si superano solo attraverso un robusto rilancio della domanda interna. Il governo ha escluso gli aumenti dell’Iva: questo è positivo, ma non basta a far ripartire il Paese".
Le cifre, infatti, dicono che in tutto il Piemonte, con la crisi dal 2007, sono sparite più di 4.000 imprese del commercio, la metà a Torino. Il 25% è del settore abbigliamento che si conferma come il "grande ammalato" del settore, mentre diminuiscono i banchi sui mercati (a Torino città sono scesi sotto la 'soglia psicologica' dei 4.000) e gli agenti di commercio. Sofferenze diffuse anche per categorie di negozi come librerie, tabaccherie ed edicole. Di segno opposto, invece, l'andamento delle attività alimentari sia i negozi, sia bar, ristoranti e pizzerie. 

E voci di stimolo sono arrivate anche dal mondo della politica. Come la vicepresidente del Consiglio Regionale, Daniela Ruffino (Fi): "Al sindaco Appendino, al presidente Chiamparino e al Governo chiedo una presa di posizione decisa, a favore del commercio a Torino e in Piemonte. Tranne una piccola ripresa in alcuni settori, in Piemonte le imprese commerciali negli ultimi anni hanno accusato una preoccupante riduzione numerica che sta ad indicare il persistere di una crisi preoccupante". "Il commercio è l'attività economica di immediato impatto sulla vita dei cittadini - ha aggiunto - una risorsa vitale che rischia di deperire anche e soprattutto per l'imposizione fiscale opprimente e i mille adempimenti burocratici e amministrativi che vessano i commercianti. Chiedo alle istituzioni locali e a quelle centrali un maggiore impegno sul fronte della sburocratizzazione e dell'alleggerimento fiscale".

Massimiliano sciullo

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