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Sport | mercoledì 13 settembre 2017, 12:55

Torino, la discriminazione si combatte con lo sport: ecco il progetto di formazione della Regione

Laboratori sulla prevenzione dedicati a società sportive, allenatori, dirigenti. Obiettivo? Far capire come si gestiscono e contrastano i fenomeni di razzismo ed esclusione tra i bambini e ragazzi

La discriminazione si combatte sul campo, meglio se un campo sportivo. È questa l'idea che sta alla base del progetto "Lo sport nella rete", fortemente voluto dall'assessore regionale all'Immigrazione e alle Pari Opportunità, Monica Cerutti, in collaborazione con quello allo Sport, Giovanni Maria Ferraris.

L'obiettivo è formare – attraverso un corso di 8 ore – gli allenatori, i dirigenti e gli operatori che si occupano di sport su come affrontare i casi legati al razzismo e alla discriminazione che emergono tra i ragazzi e i bambini, in modo che possano trasmettere loro la tolleranza e l'inclusività proprio attraverso la pratica dello sport.

"Lo sport – ha spiegato Cerutti – è il primo luogo in cui purtroppo spesso emergono le discriminazioni, ma allo stesso tempo è anche il luogo nel quale queste stesse discriminazioni possono essere affrontate e superate". "L'obiettivo di questo progetto della Regione – ha proseguito – è proprio quello di dare a chi deve gestire queste situazioni di avere gli strumenti per combatterle. Offriamo infatti innanzitutto formazione, riservata ai dirigenti e agli operatori delle formazioni sportive, che molto spesso vorrebbero affrontare queste questioni, ma sentono di non avere le capacità, le conoscenze o gli strumenti per farlo". Specie nello sport, queste discriminazioni sono sempre più legate alla provenienza, all'etnia. "L'obiettivo è creare un ponte, o vari ponti, sfruttando le tante opportunità di interazione e dialogo che lo sport offre, in modo che bambini e bambine imparino ad affrontare le paure legate ai pregiudizi".

"Lo sport – ha aggiunto Ferraris – è uno straordinario strumento di inclusione sociale. La Regione Piemonte è molto impegnata nella lotta contro la discriminazione. La formazione può essere molto importante, affinché i nostri giovani crescano sani e responsabili".

 

 

Daniele Angi

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