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Attualità | sabato 30 settembre 2017, 08:08

Patologie all'anca: è boom di interventi anche in Piemonte

Oggi a Torino si fa il punto su tecniche, materiali e riabilitazione

Anziani, donne, ma non solo, anche persone in età ancora giovanile, in particolare, chi pratica sport. Gli interventi chirurgici di protesi d’anca hanno avuto in Italia un vero e proprio boom: + 140% negli ultimi 15 anni (+ 145% fra le persone ancora giovani), con 100 mila impianti all’anno. Il Piemonte è ai vertici della classifica nazionale degli interventi chirurgici (con il 9% del totale) e della chirurgia più innovativa. Delle patologie per le quali è necessario (o non è necessario) l’intervento, delle nuove tecniche chirurgiche, dei nuovi materiali degli impianti, della riabilitazione parleranno esperti in ortopedia, fisiatria, riabilitazione nel corso giornata di studio: "Patologie dell'Anca", organizzata dal Centro Medico di Riabilitazione Ortopedica e Sportiva Fisio&lab di Torino nella Sala Consiglio di Facoltà del Politecnico di Torino. Coordinatori scientifici: Daniele Comba, Alessandro Massè, Elvio Novarese e Roberto Peretti.

 

"L' autorevole rivista scientifica Lancet - afferma Massè - definisce l'impianto della protesi d'anca 'l'intervento del secolo', per l'assai favorevole rapporto fra costi/disagi del paziente e benefici. Le operazioni sono sempre meno invasive, con un recupero post operatorio sempre più rapido, e cresce la durata dell'impianto. L’aumento delle aspettative di vita e la conseguente richiesta di una migliore autonomia di movimento ha fatto crescere il numero degli interventi. Ma attenzione al rischio di interventi troppo precoci. Si tratta pur sempre di una chirurgia importante e irreversibile, con complicanze rare ma potenzialmente molto importanti. Quando non si deve intervenire? "Quando la riduzione delle funzionalità motorie è ridotta o non si ha dolore. Oggi i pazienti ricorrono spesso alle infiltrazioni di acido ialuronico o di gel piastrinico: si tratta di soluzioni a volte efficaci ma che forniscono un beneficio transitorio”.

 

“La pratica delle attività sportive ad elevato impatto articolare - sottolinea Comba - può determinare, in combinazione con altri fattori (genetici, di massa corporea, traumatici), una usura precoce più o meno grave dell'articolazione dell'anca. Ma non vi sono evidenze in letteratura scientifica che la pratica sportiva condotta a livello agonistico determini più artrosi di quella svolta a livello amatoriale”. E con “la straordinaria evoluzione tecnica dei materiali impiegati nelle protesi, i nuovi disegni, le tecnologie applicate, le moderne vie di accesso, più anatomiche e meno traumatiche, si può affermare che i pazienti operati di protesi d'anca possono svolgere regolare attività sportiva, ovviamente meglio se scelta tra quelle a "basso" impatto articolare, come ad esempio golf, ciclismo, canottaggio, nuoto”.

 

"Negli ultimi anni - dice Novarese - la chirurgia ha fatto passi da gigante, grazie alle nuove protesi mini invasive che consentono di preservare il più possibile l'osso, i tessuti molli e muscolari. E' un progresso importante, anche perché l’età media dei pazienti è scesa e pazienti più giovani hanno maggiori esigenze, sono più attivi, praticano sport. La riabilitazione e la ripresa delle funzionalità dell'arto è più veloce. In Piemonte abbiamo molti, ottimi centri: anche in ospedali meno grandi si fanno centinaia di interventi all'anno. Ma i numeri non sono tutto: basilari sono lo studio, l'aggiornamento e la continua revisione di ciò che si è fatto, misurando nel tempo la soddisfazione dei pazienti".

 

"L'evoluzione nelle protesi dell'anca e nella tecnica chirurgica - fa notare Peretti - va di pari passo con l'innovazione continua della tecnica riabilitativa espressa dai centri di avanguardia. Per aumentare il successo diventa, infatti, fondamentale attivare percorsi integrati tra chirurgia, riabilitazione e fisioterapia pre-operatoria, per preparare le funzioni ad un recupero più rapido".

c.s.

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