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Cronaca | 14 ottobre 2017, 18:08

Storie di ordinario sfruttamento a Torino: altro che alternanza scuola-lavoro

Scarsa formazione e condizioni di lavoro pessime. I racconti degli studenti disegnano esperienze molto lontane dagli obiettivi iniziali

Storie di ordinario sfruttamento a Torino: altro che alternanza scuola-lavoro

Storie di ordinario sfruttamento. Raccontate da ragazzi giovani, iscritti alle scuole superiori, che avevano cominciato i loro progetti in azienda nell'ambito dell'alternanza scuola-lavoro con la voglia di fare, con l'entusiasmo di chi sa che sperimenterà qualcosa di nuovo.

Una diversa via formativa, preparandosi al domani, in cui il lavoro diventerà la regola. Un'illusione, in buona parte parte dei casi. Perché, raccontano gli studenti, quando questi progetti si sono avviati la realtà si è dimostrata ben altra. E, un po' come la vecchia storia del portare i cappuccini durante gli stage in ufficio, le mansioni sono state ben diverse da quelle attese. Nel migliore dei casi. Già, perché l'esperienza che Francesco racconta va ben oltre un progetto poco stimolante, e sconfina in un caso di cronaca vero e proprio. Appena maggiorenne, iscritto all'alberghiero, inizia un progetto di alternanza scuola lavoro in un hotel nella provincia di Torino.

“Ho ricoperto il ruolo di qualsiasi dipendente, senza formazione né apprendimento”, dice. Ma il peggio deve ancora venire. “La cosa che mi ha colpito di più è stata dover sostenere giornate di lavoro che arrivavano a dodici o tredici ore consecutive. Ma non c'è nessuna tutela per noi, altrimenti mi sarei potuto appellare a qualcosa”. E i lati negativi non finiscono qui. Perché se l'alternanza non dovrebbe pagare, altresì non dovrebbe costare: “Ho speso 400 euro tra spostamenti e divisa, altri amici sono andati più lontani e hanno dovuto pagarsi i voli. Avevo già una divisa, ma il datore di lavoro mi ha detto che non andava bene e che dovevo comprarmene una nuova”.

Anche le condizioni di lavoro non sono state decisamente il massimo, racconta Francesco: “Mi hanno fatto dormire in uno spazio in condizioni pessime, quasi in uno scantinato, mentre altre volte ci hanno stipati anche in otto in una stanza”. E, dai datori di lavoro, non sarebbe arrivata consolazione, “dicevano che fa curriculum e che era un'occasione di crescita, ce la vendevano come se fosse oro”.

Ma a tenere comportamenti poco edificanti, anche se non così tanto gravi, non sono solo le aziende private. E' il caso di Edoardo, 19 anni, iscritto a un liceo scientifico torinese, che per il suo progetto di alternanza è finito niente di meno che al Campus Luigi Einaudi, fiore all'occhiello dell'Università degli Studi di Torino: “Prima di andare non mi avevano detto quasi niente. Sta di fatto che appena arrivato mi hanno spiegato che la persona a cui dovevo essere affiancato era appena andata in ferie per due settimane, il periodo del mio progetto. Il mio tutor è stato quasi assente, infatti nei primi giorni non ho fatto niente, nessuno mi sapeva nemmeno dire quali erano i miei compiti”.

E anche quando il lavoro è iniziato, la formazione sarebbe stata quasi assente: “Facevo gli stessi lavori degli universitari con le 200 ore a nove euro all'ora, senza nessun momento formativo o di affiancamento. Per la maggior parte del tempo mi hanno messo a fare fotocopie, solo negli ultimi quattro giorni ho fatto una sorta di catalogazione, scannerizzando documenti e mettendoli in una raccolta”.

Molto poco, quindi, di positivo: “E' stato completamente inutile, senza nessuno stimolo né formazione. Praticamente mi hanno fatto lavorare gratis per 200 ore”.

Bernardo Basilici Menini

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