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Eventi | giovedì 07 dicembre 2017, 18:57

Serata da tutto esaurito per la presentazione di "Storia di 1 Tram"

La circolare che per anni ha unito la città di Torino e che è stata raccontata concentrando l'attenzione sul decennio prima della scoppio della Seconda Guerra Mondiale

Serata da tutto esaurito per la presentazione di "Storia di 1 Tram"

È una serata da tutto esaurito quella che ha visto l’associazione Cinemage presentare ufficialmente il documentario Storia di 1 Tram con una proiezione privata al cinema Classico di Torino.

Un lavoro di ricerca che è durato 4 anni per poter raccontare le storie vissute al bordo a bordo del Tram numero 1. La circolare che per anni ha unito la città di Torino e che è stata raccontata dalla giovane associazione che ha voluto concentrare il proprio lavoro sul decennio prima della scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Gli anni ’30 del torinese sono infatti anni colmi di fermenti culturali, con grandi professori tra cui il Prof. Levi, caso unico nella storia professore contemporaneamente di tre futuri premi Nobel (Luria, Dulbecco e la Montalcini), ma anche il prof. Solari e il prof. Einaudi nonché futuro Presidente della Repubblica. Professori che al mattino prendevano la macchina per andare all’università tanto che il tram numero 1 diventava quasi il senato accademico.

Ma erano gli anni anche del liceo Massimo d’Azeglio, nella sua vesta di covo di intellettuali antifascisti tra cui ricordiamo il figlio di Einaudi, Giulio, fondatore dell’omonima casa editrice. Senza dimenticare personalità come Pavese, Leone Ginzburg e la sua futura moglie Natalia, Bobbio, Mila. Anni carichi di emozioni come ricorda il prof. Monti che in un vecchio filmato sottolinea come lo scambio tra professori e studenti in quegli anni fosse equivalente.

Queste e tante altre storie sono raccontate durante il documentario, che in 50 minuti ripercorre i fatti di quegli anni a Torino salendo e scendendo idealmente dal tram numero 1. Un progetto che la giovane associazione ha potuto sostenere grazie al sostegno del Consiglio Regionale del Piemonte con il Presidente Nino Boeti che durante la prima ha voluto celebrare l’opera: “Quando i giovani registi mi hanno portato la loro idea ho subito pensato che fosse un modo diverso di raccontare la città, da un diverso punto di vista, e che fosse giusto come Consiglio Regionale e come Comitato per la Resistenza dare un’opportunità ai giovani di parlare di quegli anni spesso difficili”.

Pensiero che è condiviso da uno dei registi del documentario nonché Presidente dell’associazione Cinamege, Alessandro Genitori: “Abbiamo iniziato questo viaggio grazie ai racconti dell’avv. Massimo Ottolenghi, che ci ha letteralmente catapultati in un’altra dimensione. Ed è per me un onore, come regista e come Presidente dell’associazione Cinemage poter finalmente mostrare questo lavoro al pubblico. Lavoro che voglio ricordare è nato ed è arrivato sul grande schermo grazie a chi ci ha sempre creduto, dai soci della associazione che non smetterò mai di ringraziare fino ai tanti amici che abbiamo incontrato lungo il nostro percorso”.

Ma i ragazzi di Cinemage non hanno intenzione di fermarsi, come sottolinea il secondo regista dell’opera, Elis Karakaci: “Quello che abbiamo compiuto è un primo passo, desideriamo ora far conoscere questa storia che non è presente nei libri di storia alla città, e per questo ringraziamo la GTT che in queste settimane sta mandando il trailer del documentario lungo i video di tutta la linea della metropolitana”.

Per avere la possibilità di poter vedere l’opera al cinema bisognerà però aspettare il 2018, mentre chi ha già visto l’opera non ha potuto esimersi di dedicare un lungo applauso durato fino alla fine dei titoli di coda. I momenti di commozione però non erano finiti, in quanto a prendere la parola è stato anche uno dei tanti protagonisti del documentario, l’avvocato Bruno Segre, che centenario è voluto salire sul palco per ammonire i giovani sul rischio degli anni bui e gridando ancora una volta con forza l’urlo partigiano “Libertà, libertà, libertà”.

r.g.

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