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Politica | giovedì 07 dicembre 2017, 17:37

"Sulla cannabis terapeutica Chiamparino e Saitta formalizzino la disponibilità degli operatori piemontesi"

L'intervento di Giulio Manfredi dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta

L’art. 17, comma 1, del DPR n. 309/1990 (Testo Unico leggi tossicodipendenze), immutato da 27 anni, prevede che “Chiunque intenda coltivare, produrre, fabbricare impiegare, importare, esportare, ricevere per transito, commerciare a qualsiasi titolo o comunque detenere per il commercio sostanze stupefacenti o psicotrope, comprese nelle tabelle di cui all'articolo 14 deve munirsi dell'autorizzazione del Ministero della sanita'”. Tra le sostanze citate è compresa la cannabis.

L’art. 18-quater , comma 1, del decreto legge n. 48 del 16/10/2017 (convertito nella legge n. 172 del 4 dicembre 2017) prevede, invece, che sia solamente lo Stabilimento chimico farmaceutico militare (SCFM) di Firenze a coltivare e a trasformare la cannabis in sostanze e preparazioni vegetali per la successiva distribuzione alle farmacie, “al fine di soddisfare  il fabbisogno nazionale di tali preparazioni”.

Solo se la canapa coltivata a Firenze non bastasse a soddisfare la domanda, l’Organismo statale per la cannabis (controllato dal Ministero della Salute) può, innanzitutto, autorizzare l’importazione di cannabis dall’estero (comma 2). Solo al comma 3 è  prevista la possibilità, con Decreto del Ministro della salute, di autorizzare altri enti o imprese alla coltivazione e trasformazione della canapa “in base alla procedure indicate dallo stesso Stabilimento (di Firenze)”.

Se guardiamo il bicchiere mezzo pieno, dobbiamo riconoscere che, ancora sotto il governo Renzi, le ministre Lorenzin (Salute) e Pinotti (Difesa) hanno fatto una cosa nuova e positiva, attribuendo competenze e finanziamenti (1.600.000 euro per l’anno 2017) al SCFM per la coltivazione e trasformazione della cannabis; fino ad allora occorreva importare i farmaci dall’estero.

Se guardiamo il bicchiere mezzo vuoto dobbiamo denunciare che il “monopolio fiorentino” ha leso il diritto, garantito dal Testo Unico sulle tossicodipendenze (il cui impianto, ricordiamolo, rimane proibizionista), di chiunque di fare quello che si sta facendo a Firenze, naturalmente con le dovute autorizzazioni.

Addirittura, l’art. 18 quater, al comma 7, prevede lo stanziamento di 700.000 euro per l’anno corrente per importare cannabis dall’estero; non si poteva stanziare invece quei soldi per coltivazioni nei confini nazionali, peraltro più facilmente controllabili?

Ormai, vista la legislatura agli sgoccioli, è inutile chiedere cose sia al Parlamento sia al governo. Ribadiamo, invece, la nostra richiesta, formulata già più volte in passato, al Presidente Chiamparino e all’Assessore Saitta di formalizzare presso il Ministero della Salute la disponibilità della Regione Piemonte a regolamentare ed incentivare la coltivazione e trasformazione della cannabis da parte di enti o imprese piemontesi. L’IPLA (Istituto per le Piante da Legno e l’Ambinete) ha più volte dichiarato la sua disponibilità in merito.

c.s.

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