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Immortali | mercoledì 07 febbraio 2018, 07:00

L'insostenibile leggerezza del governare

Beh, sinceramente sarei felice di essere smentito, perché significherebbe che l'interesse c'è eccome e che quindi si giungerà in tempi ragionevoli alla conclusione dei lavori

L'insostenibile leggerezza del governare

Dal giorno successivo alla stipula del contratto d'affitto per l'utilizzo del Filadelfia tra la Fondazione e il Torino FC, Cesare Salvadori era a tutti gli effetti dimissionario. Dimissioni, peraltro, non giunte come fulmine a ciel sereno, ma ampiamente preannunciate, almeno in sede istituzionale e quindi previste fin da maggio.

Di conseguenza, la Città di Torino aveva tutto il tempo di ipotizzare il profilo professionale e politico del suo sostituto. Malgrado ciò, siamo dovuti arrivare al CdA del 29 gennaio scorso per avere un nome per l'agognata sostituzione. Calcisticamente parlando, è un po' come se un giocatore si infortunasse ed uscisse a metà del primo tempo e l'allenatore facesse stare la squadra in dieci fino all’ ottantesimo prima di far entrare in campo il cambio. Ridicolo, ma tant’e. Finalmente spunta il nome di Marco Chessa, consigliere comunale pentasetllato. Bene, tutti felici della sospirata designazione da parte della Sindaca, che finalmente ci fa ritornare a pieni ranghi e operativi al cento per cento. Peccato che la gioia duri un attimo, un breve batter di ciglia, in cui il candidato si dichiara incompatibile, senza meglio spiegare le ragioni di questa incompatibilità. Se non vogliamo pensare alla cosiddetta “pillola avvelenata”, gettata volutamente lì al buon Chessa, perché si aprirebbero scenari inquietanti in seno al governo cittadino e al movimento pentastellato, o ad uno scollamento tra i politici che danno indicazioni ed i funzionari che devono attuare le loro decisioni, tanti sono i dubbi che affiorano. C'è un regolamento comunale che vieta ai consiglieri di avere anche incarichi in fondazioni? Oppure ê lo statuto del Movimento 5 Stelle che lo impedisce? Quale che sia l'origine dellimpedimento, almeno tre domande sorgono spontanee.

Se il veto è di provenienza comunale, la Sindaca Appendino conosce i regolamenti della città che è stata chiamata ad amministrare? Se invece il diniego ha provenienza pentastellata, la militante Appendino conosce lo statuto del suo stesso Movimento? Ma soprattutto, Sindaca e consigliere si sono parlati, prima di giungere a questa designazione? La risposta è Chiara, per andare a riprendere lo slogan elettorale e scherzarci, amaramente, un po' sopra. Uno sconsolante no, che si sostiene su una insostenibile leggerezza del governare, sublimatasi già in altri episodi emblematici, uno per tutti la vicenda di piazza San Carlo a giugno.

Nello specifico, visto dall'interno, mi par di cogliere un disinteresse al completamento di secondo e terzo lotto del Filadelfia, quasi che incassato il premio politico materializzatosi con l'inaugurazione di fine maggio, non vi fossero più altri stimoli a proseguire. Mi sbaglio? Beh, sinceramente sarei felice di essere smentito, perché significherebbe che l'interesse c'è eccome e che quindi si giungerà in tempi ragionevoli alla conclusione dei lavori. Ma allora lasciatemi allargare sconsolato le braccia di fronte a cotanta ingenuità politica ed amministrativa, incompatibile, questa si, con le esigenze di una moderna metropoli come Torino.

Insomma, benvenuti a “la Corrida, dilettanti allo sbaraglio...”

Domenico Beccaria

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