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Nuove Note | 11 febbraio 2018, 05:00

Leonardo Gallato: il silenzio che diventa musica

Di qualche mese fa è invece il primo disco “Tacet” nel quale con un siciliano poetico a tratti anche malinconico fa suonare e cantare il suo silenzio.

Leonardo Gallato: il silenzio che diventa musica

Leonardo Gallato, cantautore-poeta-compositore, mette in musica e in parole il silenzio. Il percorso è iniziato nel 2015 con la pubblicazione della raccolta di poesie “Silenzi”, diventata poi spettacolo musicale. Di qualche mese fa è invece il primo disco “Tacet” nel quale con un siciliano poetico a tratti anche malinconico fa suonare e cantare il suo silenzio. 

Ciao Leonardo, presentati ai lettori di Nuove Note.

Ciao a tutti! Questa è sempre la domanda più difficile per me che vivo vite parallele. Sono un insegnante di Lettere di giorno, e un cantautore di notte. Una specie di supereroe, o di schizofrenico. Sono siciliano, ma vivo da parecchi anni fuori dalla mia terra. E credo di aver detto già tutto il necessario per poter iniziare a conoscermi.

Scrivi tu i testi e componi pure la musica, raccontaci il tuo processo creativo.

Sia i testi che la musica nascono spontaneamente in sedi differenti. Quando scrivo non penso ad una canzone, penso più ad una forma in “poesia”. Lo stesso vale per quando ho la chitarra in mano. Non penso ad  una canzone (testo più musica), compongo solo per la musica. Le mie canzoni nascono dall'unione di due composizioni (poetica e musicale) differenti. E per funzionare, entrambi i pezzi devono scegliersi. È come comporre dei puzzle con piccoli pezzi che ho già in cantiere. Non tutti vanno bene, solo alcuni vestono alla perfezione.

Nel 2015 hai pubblicato la raccolta di poesie “Silenzi”, diventata poi spettacolo musicale. Come il silenzio diventa musica?

Il silenzio diventa musica attraverso la poesia. La poesia nasce con la musica (vedi i lirici greci, i provenzali, e tutte le tradizioni letterarie che ne derivano) e nonostante abbia perso nei secoli la sua componente musicale, attraverso la musicalità della parola, della lingua, cerca sempre una sola cosa: la musica. La poesia, così come la conosciamo noi, e cioè scritta, nasce in silenzio, sulla pagina bianca. E vive nel silenzio della lettura. Ma anche qui, immersi nel silenzio, sentiremo risuonare la parola poetica della sua musica. Lo so, sembra una supercazzola ma ve lo giuro, nella mia mente ha un senso. Fidatevi.

“Tacet”, disco appena pubblicato, rimarca almeno nel titolo ancora il silenzio. Di fronte a cosa dobbiamo tacere?

Voi di fronte a nulla. Anzi, gridatelo al mondo che è uscito TACET. Il titolo si collega semplicemente a quanto detto finora. Il disco è il completamento in musica di questo percorso nato da Silenzi. Solo che adesso il silenzio è davvero suonato. È un vero movimento, non più uno statico sostantivo. Dai Silenzi si passa alla parola suonata, ad un'azione. Si passa ad un verbo: Tacet. Senza contare il fatto che Silenzi era stata suddivisa nei movimenti tipici di una Sinfonia, e Tacet è usato nella notazione musicale quando uno strumento musicale non suona per un periodo lungo di tempo, solitamente per un intero movimento. Da qui potremmo collegarci a John Cage e alla sua rivoluzionaria opera 4'33'', ma rischieremmo di fare notte (o giorno, se state leggendo di notte).

I testi dell’album sono in siciliano ma ti esibisci di fronte ad un pubblico non siciliano, come si supera questa contraddizione?

Non ci ho mai visto una vera contraddizione. Ho iniziato questo progetto quando vivevo a Roma, quindi con un pubblico, anche lì, non sicilianofono. Sto avendo inoltre la fortuna di portare in giro per l'Italia la mia musica e finora il dialetto non è stato un ostacolo, anzi. La gente mi ferma dopo le esibizioni per dirmi che la musicalità del dialetto arriva prima, che non lo cambierebbero affatto per l'italiano. La musica arriva, al di là delle parole. Ed è questo quello che conta. Chi vorrà approfondire la parte testuale lo potrà fare a prescindere (online si trovano i testi dei miei brani con le rispettive traduzioni). Alla fine, chiunque in Italia ascolta musica in inglese senza capirci una beata m... ehm sì, insomma, avete capito. Il dialetto è forse un po' sottostimato perché avvertito come una scelta provincialotta. Io dico che è provincialotto ascoltare musica in inglese e non capirci granché e avere un giudizio così sommario sulle altre lingue vicine a noi. Del resto, Pino Daniele e la sua musica dalle tinte fortemente internazionali ci hanno già dimostrato che non esiste contraddizione.

La tua Torino musicale e non.

Per me la Torino musicale è ancora tutta da scoprire. Vivo qui da un paio di mesi, ma ho già avuto modo di tastarla. Torino brulica di vita musicale. È piena zeppa di artisti. Ho già avuto la fortuna di conoscerne molti (e validissimi) in pochissimo tempo, ma ce ne sono talmente tanti che sembra non finiscano più! In Italia ci sono davvero pochissime città così vive, così attive.

News, appuntamenti, live in programma.

Al momento la priorità è ovviamente portare in giro dal vivo Tacet. Abbiamo già cominciato. I prossimi appuntamenti di Febbraio sono il 13 al LAB con un live più intervista per il Salotto di Mao e il 15 un intero live a La Revoltosa. Mentre il 2 marzo sarò a Bologna per un secret concert organizzato dall'associazione “Arte a domicilio” e il 7 sarò ospite della trasmissione radiofonica “Track01”, di nuovo qui a Torino. Date ovviamente in continuo aggiornamento!

 

https://www.facebook.com/leonardogallatomusic/?pnref=lhc

Federica Monello

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