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Economia e lavoro | martedì 13 febbraio 2018, 18:06

Voglio fermare il tempo! E l’Italia mi sembra un bel posto per farlo

Questo è un Paese che continua a fare la differenza e ad ispirare

Voglio fermare il tempo! E l’Italia mi sembra un bel posto per farlo

Smartphone sempre più intelligenti, automobili che si guidano e parcheggiano da sole, oggetti sempre più connessi tra di loro e innovazione digitale praticamente ovunque, argomenti che rappresentano un’attrazione fatale per esperti e giornalisti che cercano di analizzare l’impatto della tecnologia sulle nostre vite quotidiane. Impossibile ignorarli, ma ricordiamoci che l’Italia è molto più della sola tecnologia. Prima di tutto è il Paese della qualità e della bellezza che tutto il mondo ama e che viene preso come modello di eccellenza in ogni remoto angolo del globo. Abbiamo quindi una responsabilità enorme, far capire che da Nord a Sud siamo davvero il Paese delle Meraviglie, custodi di una multiforme cultura che affascina tutti se la raccontiamo attraverso la mitologia, il patrimonio artistico, i colori, i sapori, l’architettura e l'originale capacità del “fare” Made in Italy. Siamo tutti d’accordo, uno smartphone con il riconoscimento del volto o dell’impronta digitale è utile soprattutto per chi non va proprio a nozze con i numeri, ma non racconta in pieno il contributo dell’Italia nel mondo. O meglio, non racconta come spesso il complesso codice che regola il funzionamento della App che ci consente di sbloccare il cellulare come nei film d’azione è frutto della passione e della competenza di un italiano che vive in Silycon Valley oppure che l’algoritmo capace di far girare il processore di uno strumento operatorio che riconosce e distrugge in modo selettivo le cellule cattive, è frutto del paziente lavoro di un team di ricercatori di un centro medico di eccellenza apprezzato da tutta la comunità scientifica. Ma da dove gli italiani si ispirano per il loro lavoro? Come sanno coniugare intuizione e talento in ogni campo delle scienze umane? È tutta colpa dei nostri antenati e di quanto hanno fatto per noi.

Chi si ricorda che la prima grande rivoluzione del sapere laico e moderno è rappresentata dalla nascita dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna nel 1088 oppure chi pensa, mentre indossa i propri occhiali di moda, al frate domenicano Alessandro della Spina che con ogni probabilità li inventò a Venezia nel corso del 1200 e li fece fabbricare dagli artigiani vetrai di Murano? O ancora chi di noi, controllando l’ora sul proprio Apple Watch, respira l’aria delle sale del Castello di Padova in cui Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, espose intorno al 1330 il primo prototipo di orologio meccanico costruito dalla Famiglia veneta di Jacopo Dondi? E chi poi si ferma a pensare che senza Flavio Gioia e Magellano, a cui si attribuiscono rispettivamente l’invenzione della bussola magnetica per la navigazione e il perfezionamento del timone di poppa, oggi non ci potremmo orientare nei nostri viaggi sia per terra che per mare?

Quella stessa bussola, quel timone, quel paio di occhiali e quell’orologio che permisero nel 1492 a Cristoforo Colombo, indiscusso protagonista delle grandi scoperte geografiche tra il XV e il XVI secolo, di trovare le Americhe, mentre in Europa un tal Leonardo da Vinci progettava insieme a Bramante la Piazza Ducale di Vigevano, un ingresso monumentale al castello sforzesco circondato da portici e arcate sorretti da 84 colonne con capitelli differenti tra loro che avrebbero contribuito a definirla il modello per eccellenza di “Città Ideale” nel mondo.

Insomma, una vera e propria “Fabbrica della Cultura” come diremmo oggi, ma senza ciminiera, solo con il fumo delle menti che macinavano idee, innovazione e futuro! E allora, se come afferma Piero Angela, uno dei più apprezzati divulgatori scientifici italiani «la creatività è soprattutto la capacità di porsi continuamente delle domande», allora l’Italia si è posta sempre le giuste domande grazie alle quali ha saputo brevettare qualche secolo fa una delle più efficaci vitamine in pillola che esista e che può essere prescritta anche a forti dosi, la vitamina della cultura.

In fondo, sappiamo che questo successo è dovuto più al desiderio di migliorare se stessi che alla voglia di essere più bravi degli altri. Questa è la storia di un Paese che continua a fare la differenza e ad ispirare.

Enrico Molinari

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