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Il Punto di Beppe Gandolfo | lunedì 05 marzo 2018, 07:00

I giornali e i libri non li compro al supermercato

Cinquanta edicole in meno nella sola città di Torino negli ultimi anni, che diventano 80 contando anche la provincia. Quanti paesi del Cuneese sono rimasti senza giornalaio? Tantissimi

Cinquanta edicole in meno nella sola città di Torino negli ultimi anni, che diventano 80 contando anche la provincia. Quanti paesi del Cuneese sono rimasti senza giornalaio? Tantissimi.

Per non parlare delle librerie. E’ uno stillicidio continuo. Nelle grandi città e in provincia. Ma una comunità senza libreria e senza giornali è una comunità povera, con scarsa circolazione di cultura e di idee.

E’ la conseguenza della crisi economica, ma non è un bel segnale. Si vendono meno giornali di carta e le notizie le si apprendono gratis da internet. Libri se ne leggono sempre meno, e spesso di ricorre al prestito o alle biblioteche comunali. E’ comprensibile, è anche accettabile. Occorrerebbe un aiuto dalle istituzioni, dicono.

Ma c’ è qualcosa che può fare ciascuno di noi, andare controcorrente a quella moda che proprio non riesco a digerire. L’ acquisto di libri, giornali e riviste nei supermercati: fra un pacco di carote e un detersivo vedo clienti che infilano nel carrello un libro di Grisham o Il Corriere della Sera. Mi spiace, ma non ci sto. Il libraio ti consiglia, ti aiuta, “spaccia” cultura anziché merce a buon prezzo. L’ edicolante è un presidio contro le fake news: “troppo spesso ci si dimentica che informazione plurale è sinonimo di democrazia, non è un compito da prendere sottogamba”. Parole di un giornalaio torinese in piazza per protestare contro la crisi e le chiusure.

Fate come me, entrate in una libreria o in un’ edicola di giornali, girate fra gli scaffali. Qualcosa di interessante lo troverete di sicuro, e darete una mano a un settore in crisi.

Beppe Gandolfo

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