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Cronaca | 16 marzo 2018, 16:22

Ex manager Thyssen chiede la grazia, i parenti delle vittime: "Deve restare in galera"

I legali di Marco Pucci si sarebbero già mossi con il Presidente della Repubblica Mattarella, ma i parenti dei sette operai morti si dicono fortemente contrari

Ex manager Thyssen chiede la grazia, i parenti delle vittime: "Deve restare in galera"

A poco più di dieci anni dalla tragedia, si torna a parlare del rogo della Thyssen. Marco Pucci, uno dei manager condannati per il rogo che costò la vita a sette operai torinesi, nel dicembre 2007, ha chiesto la grazia al presidente Mattarella.

Pucci sta scontando una pena di sei anni e tre mesi di carcere. Nel giugno dello scorso anno aveva ottenuto la possibilità di svolgere un lavoro esterno con obbligo di rientro in cella alle 18.30. Ora è arrivata la richiesta di grazia inoltrata al Presidente della Repubblica, notizia confermata anche da uno dei suoi legali.

Fortemente contrarie, ovviamente, le famiglie delle vittime: "Noi non concediamo la grazia a nessuno. E nemmeno lo deve fare il presidente Mattarella". Così ha detto Graziella Rodinó, madre di Rosario, perito nel rogo Thyssenkrupp di dieci anni fa. "Ce li hanno ammazzati, non meritano nessun perdono", ha aggiunto la donna. "Semmai il perdono lo chiedano a Dio. Per ora devono stare in galera", ha concluso la signora Graziella.

Anche la Camera del Lavoro di Torino, tramite il segretario Pietro Passarino, chiede che il presidente Mattarella metta in atto tutte le iniziative possibili affinché i manager tedeschi scontino finalmente la pena per la morte dei lavoratori della Thyssen.

“Una triste sorpresa – ha dichiarato Rosina Platì, mamma di una delle vittime (Giuseppe Demasi) – Per noi familiari è inconcepibile: gli imputati la ‘grazia’ l’hanno già avuto quando hanno ridotto le pene nell’ultima e definitiva condanna in Cassazione. Abbiamo lottato dieci anni per avere giustizia e ancora stiamo aspettando che i dirigenti tedeschi vadano in carcere. Non accetteremo mai che possano uscire anche un’ora prima dalla prigione. Se la vita dietro le sbarre a loro sembra dura, non sanno come è la nostra vita ogni giorno senza i nostri cari…”.

“Chiedo in ginocchio a Mattarella di non accettare – conclude la mamma di Giuseppe – di non uccidere di nuovo i nostri figli”. Anche gli altri familiari hanno fermamente respinto l’ipotesi di scarcerazione.

“A dieci anni dal rogo – ha detto Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro – non c’è mai pace per le vittime e per la città di Torino, irrimediabilmente sfregiata da quella tragedia. Credo che in questo periodo il presidente Mattarella abbia questioni ben più importanti da affrontare. E, soprattutto, sono convinto che la sensibilità sinora dimostrata sul tema degli infortuni sul lavoro gli farà ritenere irricevibile tale istanza. A maggior ragione ora che le morti sul lavoro stanno tornando di tragica attualità. Il caso Lamina di Milano è soltanto uno degli ultimi tristi, ripetitivi incidenti sul lavoro”.

"Marco Pucci ha diritto all'oblio, che va di pari passo con il diritto al perdono per una responsabilità oggettiva e non diretta": l'avvocato Massimo Proietti, legale dell'ex manager Thyssen, ha commentato invece così la richiesta di grazia presentata dal suo assistito. L'istanza, in base a quanto si apprende, è stata inoltrata nel dicembre scorso, ma la difesa ha ritenuto opportuno tenerla riservata.

"Siamo convinti - ha detto ancora l'avvocato Proietti - che le responsabilità di quanto accaduto dovessero essere ricercate altrove. Pucci non può essere simbolo di una crocifissione o di una gogna, ha già pagato pesantemente fino ad oggi", ha concluso il suo legale.

Numerosi anche i commenti arrivati dal mondo della politica. "Sulla grazia richiesta da uno dei manager della Thyssen, ci affidiamo al Capo dello Stato che sono certo  deciderà con saggezza, e nel rispetto delle leggi e del dolore di tante famiglie. Quello che non si può chiedere allo Stato italiano è l'oblio e il perdono per una strage, che occorre  ricordare ancora come monito per il futuro“: questo è quanto sostiene il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali.

“Quello che non si può perdonare allo Stato Italiano - prosegue il leader di SI - è il fatto che ci sono ancora dei responsabili di quella strage, che solo perché cittadini di un altro Paese Ue, sono ancora liberi nonostante la condanna. E questa è un'offesa alla memoria di quegli operai colpevoli solo di lavorare e di essere sfruttati da manager miserabili e spregiudicati".

m.d.m.

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