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Politica | 16 marzo 2018, 06:51

Olimpiadi, la Circoscrizione 8 chiede un tavolo di confronto. Solidarietà del M5S ai “dissidenti” del consiglio comunale

Il capogruppo Pd D'Agostino commenta: “Penso che un evento completamente sostenibile per Torino sia possibile. Altrimenti, vorrei un confronto tra le parti per comprendere le giustificazioni di un no”

Olimpiadi, la Circoscrizione 8 chiede un tavolo di confronto. Solidarietà del M5S ai “dissidenti” del consiglio comunale

Il Palavela, Torino Esposizioni, il Villaggio Olimpico: sono solo alcuni dei siti animati nel 2006 dai Giochi invernali di Torino, poi destinati a un nuovo utilizzo o al corso casuale degli eventi. Tutte strutture inserite nell'attuale Circoscrizione 8, che, non a caso, ha scelto di partecipare alla recente querelle sulla candidatura della città per il 2026 discutendo una mozione del capogruppo Pd Lorenzo D'Agostino.

Nel documento appena approvato in consiglio, si richiede al sindaco Chiara Appendino “l'apertura di un confronto con le amministrazione dell'area metropolitana, in particolare con tutte quelle che furono interessate dai Giochi Olimpici del 2006”, per valutare l'opportunità di una candidatura.

Una richiesta che giunge proprio nel giorno in cui il consiglio della Città metropolitana di Torino si è espresso favorevole alla possibile partecipazione.

Le Olimpiadi furono un evento che, come si legge nel documento, dodici anni fa innescò “un processo di trasformazione fondamentale per il nostro territorio proprio a partire dalla costruzione di nuove infrastrutture”, favorendo “il processo di sviluppo anche tramite l'implementazione dei servizi già presenti”. E che, riproponendolo per il 2026, “potrebbe rappresentare la leva di una nuova stagione”, sfruttando gli impianti già a disposizione e riqualificando quelli abbandonato od occupati – come l'Ex-Moi di via Giordano Bruno. Una situazione vantaggiosa che, a detta di D'Agostino, “potrebbe portare Torino e il Piemonte a dare vita a una manifestazione da intendersi e costruirsi in chiave sostenibile, sia da un punto di vista economico, sia da un punto di vista ambientale”, perché “evitando nuove costruzioni si agirebbe in un'ottica strategica a zero consumo di suolo e bassissimo impatto sugli ambienti naturali e paesaggistici”.

Una richiesta che ha suscitato reazioni contrastanti nel consiglio. A cominciare dal Movimento 5 Stelle: “Il nostro gruppo è compatto nell'esprimere solidarietà verso i consiglieri comunali che hanno fatto cadere il numero legale al momento della mozione sulle Olimpiadi l'altro giorno”, spiega la capogruppo Raffaella Pasquali. “Continuiamo quindi a essere contrari ai Giochi, perché, fra tutti i modelli economici da studiare per rilanciare Torino, questo mi sembra il meno appropriato. Non ha una visione di continuità, durando solo 15 giorni, e non ne capiamo né le motivazioni politiche né quelle economiche”.

A spaventare è soprattutto lo spauracchio di nuovi debiti per l'intera città. Ma, come sostiene il presidente della Circoscrizione 8 Davide Ricca, “la ricaduta dell'evento sul territorio non si deve calcolare solo sull'impatto economico-finanziario, ma una visione più generica delle Olimpiadi. Prima del 2006, molti stranieri non sapevano neanche dove fosse collocata Torino in Italia”.

Dai banchi circoscrizionali viene anche avanzata l'idea di un referendum popolare per far esprimere liberamente ai cittadini la propria opinione sul tema. Ma i tempi che Torino ha a disposizione per presentare l'eventuale manifestazione d'interesse (31 marzo) stringono sempre di più, e i pareri risultano ancora discordanti. “Chiederei un confronto per ricevere delle giustificazioni concrete in merito alla reticenza per la candidatura”, spiega D'Agostino, “perché bisogna sempre guardare le eventuali possibilità che verrebbero generate. Ora la domanda è: un evento sostenibile può essere realizzato? Si può pensare a una vocazione futura per le strutture olimpiche che ancora abbiamo?”.

Domande sospese in attesa di risposta, così come lo è l'intera città che guarda con un occhio al 2006, con l'altro al futuro tra otto anni.

Manuela Marascio

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