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Via Filadelfia 88 | 16 marzo 2018, 06:50

Fenomenologia del Calcio Moderno

Un approccio alla materia, lo ha dato Romano Lupi, con un saggio da poco uscito e decisamente ricco di argomentazioni

Fenomenologia del Calcio Moderno

‘No al Calcio Moderno!’, uno degli slogan più in voga, interclassista e extraparlamentare (accomunante, cosa assai rara, gli opposti estremismi) del nuovo Millennio.
La globalizzazione del ‘Sistema Calcio’ ha dato vita all’internazionalizzazione della protesta, una sorta di rivolta delle Gradinate contro uno Sport che ha assurto apici di ascolti e d’intrattenimento mai così elevati come negli ultimi anni.
Una ‘Fenomenologia del Calcio Moderno’ che merita attenzione, per le complesse dinamiche che la contraddistinguono e per il sovvertimento di metodi e ragionamenti rimasti pressoché immutati per circa due secoli, e ora decisamente stravolti.
Un approccio alla materia, lo ha dato Romano Lupi, con un saggio da poco uscito e decisamente ricco di argomentazioni, in cui l’autore analizza, in un contesto narrativo ricco di riflessioni, la nascita, lo sviluppo e possibili scenari futuri, del ‘Calcio moderno’.
Quello, che a ragione o torto, circa cinquant’anni fa, Guy Debord ha definito come uno degli ultimi stadi della ‘società dello spettacolo’.
Il fenomeno è in continuo divenire e, secondo l’autore, ‘segue gli spostamenti di ricchezza dell’economia mondiale’, arrivando a formulare il triste presagio che ‘chi di globalizzazione ferisce, di globalizzazione perisce’. Solo il tempo darà la sentenza.
Alcune innovazioni hanno determinato epocali cambiamenti per l’avvento di questa nuova era del pallone.
In particolare, l’avvento e il boom delle televisioni a pagamento (dal Campionato 93/94), la ‘Sentenza Bosman’ (dicembre 1985) e la personalizzazione delle maglie dei giocatori di serie A e B voluta dalla Lega (estate 1995).
Molteplici aspetti di un fenomeno che enfatizza usi e costumi del tifoso per crearne dei brand, adattabili alle culture in cui si vuole diffondere il brand stesso.
L’esempio eclatante, evidenziato dallo stesso Lupi, è quello del simbolo del Real Madrid. La Società che vanta il primo fatturato al mondo, nel 2017 ha deciso di rimuovere la croce cristiana dalla corona borbonica del suo simbolo, per tutto quel merchandising destinato a Emirati Arabi, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Bahrein e Omar.
Inutile evidenziare come la spettacolarizzazione dell’evento abbia subito, negli ultimi trent’anni, una forte diffusione grazie alla televisione e ai vari mezzi di comunicazione di massa.
L’autore lamenta la predominanza del ‘calcio parlato’ a discapito di quello giocato, con il tifoso atto a identificarsi nelle sembianze dell’opinionista televisivo, sempre più ‘leader’ grazie alle risse verbali televisive.
Inutili polemiche alimentate ancor più da una ‘politica del sospetto’ instaurata con coscienziosa e perfida cupidigia da una scellerata (quanto faziosa) giustizia sportiva ai tempi di Calciopoli (o Moggiopoli, se preferite).
Polemiche che neanche il ‘Video assistant referee’ ha scongiurato, anzi, ne ha innescate di nuove, sulle stesse decisioni atte a fare chiarezza.
Il libro è stimolante perché non è un mero contenitore di accuse o desueti slogan dejà vu, ma analizza minuziosamente le varie prospettive del fenomeno.
Del contesto sono, in apposti capitoli, concentrate le analisi su tifo, stadio, scommessa e calciatore. Termini ai quali è, ad ognuno, associato il termine ‘moderno’, per evidenziarne la fase ‘storica’ del processo.
Il Capitolo sul ‘razzismo’, l’autore lo affronta approdando alla considerazione di come il ‘calcio moderno’ sanzioni i cori, i ‘buh’ contro i neri, la discriminazione razziale e territoriale da parte dei tifosi, ma chiuda gli occhi davanti a quella che definisce ‘la tratta degli schiavi dei giovani calciatori stranieri’.
Analisi, come quest’ultima, assai complesse, che meriterebbero dibattiti sicuramente più approfonditi. Nel mentre, la consapevolezza, abbastanza evidente e, credo, per certi versi assai condivisibile, di come la dimensione prevalentemente ‘festiva’ del ‘vecchio calcio’ sia stata soppiantata dalla dimensione ‘feriale’ (e quotidiana) di un ‘calcio moderno’, teso a occupare in maniera sempre più invasiva gli spazi massmediatici, atta a plasmarne la figura del tifoso-consumatore.
Un plauso all’autore per la spregiudicatezza delle sue analisi, fatte nella doppia veste di appassionato tifoso bianconero e di scrittore di libri sul mondo del Calcio.



Romano Lupi, ‘La Fenomenologia del calcio moderno’, Edizioni Bepress, dicembre 2017 (pagg. 99, € 9).

Beppe Franzo

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