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Economia e lavoro | venerdì 13 aprile 2018, 07:00

Il rebus dell'occupazione giovanile ha una soluzione: ITS

Sono i percorsi formativi post diploma, sostenuti da soldi pubblici, che danno lavoro all'80% di chi li frequenta. "Ma dobbiamo raccontarlo di più è meglio ai ragazzi in cerca di orientamento"

Il rebus dell'occupazione giovanile ha una soluzione: ITS

ITS come soluzione a un rebus. Quello dell'occupazione giovanile, che vede i ragazzi terminare un percorso scolastico ma non trovare uno sbocco nel mondo dell'occupazione. E, a sentire le aziende, il problema è proprio la scarsa "professionalizzazione" dei profili candidati, che escono dalle aule senza avere le capacità ricercate dalle imprese.

Proprio qui si inseriscono gli Istituti Tecnici Superiori, che quest'anno sono 15 e contano 700 iscritti al biennio. I risultati? Oltre l'80% trova lavoro e può continuare a farlo anche grazie ai 15 milioni di euro provenienti dal Fondo Sociale Europeo, cui si sommano stanziamenti ministeriali.

"I ragazzi coinvolti sono tanti, ma non ancora sufficienti. Anche perché le conseguenze occupazionali ottenute fino a qui sono importanti - commenta Gianna Pentenero, assessore regionale al Lavoro -. La conseguenza positiva è anche la riduzione della dispersione scolastica, oltre a garantire ai giovani un futuro. Ora dobbiamo migliorare la divulgazione dei percorsi e dei risultati dei percorsi ITS. Tantissimi diplomati ignorano l'esistenza di queste opzioni formative. È normale perché esistono da poco, ma bisogna aumentare l'orientamento e il racconto di ciò che viene fatto".

Al momento, gli ITS operativi sul territorio piemontese spaziano dalla mobilità sostenibile / aerospazio e meccatronica all'agroalimentare, da informazione / comunicazione al tessile-abbigliamento del made in Italy, ma anche cultura, biotecnologie e scienze della vita ed energia sostenibile. Da Novara a Fossano, da Cuneo a Torino, fino a Biella e Rivoli.

"Non si tratta di corsi privati, ma sostenuti con soldi pubblici - spiegano dall'ufficio scolastico regionale - e in Europa i numeri sono molto maggiori. Dunque ci sono ampi spazi e margini per valorizzare questi percorsi".

Massimiliano Sciullo

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