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Economia e lavoro | 20 aprile 2018, 13:07

Migranti e rifugiati: quando l'inclusione passa dal lavoro. Il Piemonte guida il progetto Formwork

Presentate al campus Einaudi di Torino storie positive di uomini e donne che attraverso l'occupazione hanno trovato, in Europa, il loro posto nel Mondo. E il nostro territorio è pioniere a livello nazionale di un progetto per richiedenti asilo

Migranti e rifugiati: quando l'inclusione passa dal lavoro. Il Piemonte guida il progetto Formwork

Il proprio posto nel mondo passa anche dal posto di lavoro. In tutta Europa è così e anche in Italia - quindi in Piemonte e a Torino - si possono riscontrare gli effetti concreti di questo processo.

Uno studio - denominato SAME ed effettuato da Rena, Poli design, Make a cube - è stato presentato con il supporto di ETF (Fondazione europea per la formazione professionale, agenzia della UE) e Nesta Italia questa mattina al campus Einaudi dell'Università di Torino, mostrando i risultati di una ricerca che ha coinvolto 12 Paesi e centinaia di esperienze già operative.

"Il lavoro fa bene all'economia, ma anche ai migranti". È lo slogan scelto da Simona Colucci, di Rena, per sintetizzare un concetto che non riguarda solo le cifre, ma anche il capitale umano e sociale dei territori. I punti di partenza, accanto alla formazione, sono legati alle competenze pregresse delle persone migranti, abbinate alla capacità di riconoscerle.

Dalla Macedonia al Kazakistan, dalla professione di elettricista allo studio in azienda. Il giro del mondo fatto nel corso della mattinata è stato ampio. Ma ha trovato "ancoraggi" robusti anche nel nostro territorio. Da Bee my job (esperienza che insegna l'apicoltura ai migranti) alle attività di formazione del Progetto Petrarca, che insegna gratuitamente italiano agli stranieri. Passando per le esperienze del Centro Fenoglio di Settimo Torinese, raccontate dal vicesindaco Elena Piastra, da un decennio attivo nell'accoglienza e nell'integrazione di chi arriva in Italia da altri angoli del mondo, magari più sfortunati e difficili da vivere.

"Su quasi 419mila persone di popolazione migrante in Piemonte, di cui 13.219 richiedenti asilo (dati 2016, ndr) - spiega Claudio Spadon, direttore Agenzia Piemonte Lavoro - circa il 25% sul totale di avviamento al lavoro è legato a migranti. Ma a volte si tratta solo di pochi giorni di impiego". Come Agenzia, poi, il Piemonte è alla guida di un progetto europeo chiamato Formwork, che è pilota a livello nazionale per sviluppare percorsi di lavoro per richiedenti asilo. "Sono circa 600 le persone cui si rivolge - spiega Spadon - e cerca di risolvere le problematiche più diffuse per il loro avvicinamento al lavoro. Spesso non serve creare corsie preferenziali, ma semplicemente evidenziare servizi già esistenti. A volte a fare da ostacolo basta una distanza troppo ampia tra luogo di residenza e luogo di lavoro, in assenza di trasporto pubblico". Il progetto ha durata triennale e sarà condotto sotto il controllo e la valutazione della Bocconi.

"Skill, competenze e formazione professionale emerge a livello italiano come una priorità politica - commenta Cesare Onestini, direttore di ETF - e diventa fondamentale nel momento in cui non sempre i percorsi formativi italiani trovano incontri con il mondo del lavoro".

"Come Regione - sottolinea l'assessore Monica Cerutti - cerchiamo di mettere insieme tanti progetti, di cui Petrarca è solo uno dei tasselli, per far crescere delle politiche più generali che sappiano andare oltre l'emergenza. Siamo contro gli approcci emergenziali, che sono solo uno spreco di risorse, economiche ma anche umane. Bisogna invece allacciare rapporti più ampi tra chi opera, in modo da sapere tutti cosa fanno gli altri e ottenere feed back preziosi per un coordinamento complessivo". "Speriamo, entro la legislatura, di approvare una legge sull'immigrazione, che permetta anche di capire quanti di coloro che passano da Petrarca approdano poi ai corsi professionalizzanti e magari a un lavoro".
Dal 2011 a oggi, si è saliti da 10 corsi a 361, per un totale di 10mila persone coinvolte. Cina, Marocco, Senegal, Nigeria e Albania tra le nazionalità più coinvolte, soprattutto donne e di età compresa tra i 30 e i 49 anni. "Ma accanto all'italiano - conclude Cerutti - vogliamo passare a dare competenze ulteriori come la conoscenza del gergo della burocrazia e delle norme di sicurezza".

Massimiliano Sciullo

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