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Cronaca | 23 aprile 2018, 18:44

Ragazzo gay picchiato dal padre perché omosessuale

La denuncia di Arcigay: "Pestato dopo il coming out"

Ragazzo gay picchiato dal padre perché omosessuale

Un ragazzo gay, residente nel Torinese, è stato picchiato dal padre subito dopo avere comunicato alla famiglia di essere omosessuale. A denunciare l’episodio è stato il presidente nazionale di Arcigay Gabriele Piazzoni. Anche se c'è da dire che, al momento, ai carabinieri, che hanno anche chiesto informazioni agli ospedali, non è pervenuta alcuna denuncia.

"L’ennesima notizia di un pestaggio ai danni di un giovane omosessuale - ha detto - ci coglie allarmati e molto sconfortati. Le cronache delle ultime settimane hanno prodotto un drammatico bollettino quotidiano di violenze ai danni di adolescenti, nel contesto scolastico, in quello familiare, nei luoghi pubblici. Alcuni di questi ragazzi diventano bersagli perché omosessuali, altri perché sovrappeso. In generale, vengono perseguitati perché non corrispondono alle aspettative che i contesti in cui vivono hanno su di loro. Basta questo a scatenare la violenza dei compagni di classe, dei passanti per strada, perfino dei genitori. In questo caso un giovane omosessuale è stato picchiato e cacciato di casa dal padre. Una storia drammatica in cui il violento è un papà è uno schiaffo a mano aperta a questa faciloneria. Vogliamo dirlo con chiarezza, una volta per tutte: servono strategie di prevenzione e contrasto complesse, che la politica non sta dando. Un esempio per tutti: in Emilia- Romagna dove nell'ultimo mese si sono verificate due gravi aggressioni omofobiche, a Bologna e a Parma, la legge quadro regionale di contrasto all'omotransnegatività è bloccata da un veto interno alla maggioranza di centrosinistra e il presidente Bonaccini, assieme a tutta la sua giunta, ostinatamente tace. Stesso silenzio lo registriamo in altre regioni e addirittura in Parlamento, da tanti anni. Quindi, che si fa? L'assenza di risposte adeguate, a nostro avviso, è grave almeno quanto il fenomeno in sé: chi non reagisce è complice della violenza. Da parte nostra tutta la nostra solidarietà al ragazzo torinese e a tutti gli altri giovani fatti oggetto di violenza più volte, prima da chi li rifiuta e poi dalla politica che li ignora”.

Messaggio solidale anche dalla presidente del circolo "Ottavio Mai" di Torino Francesca Puopolo: "Esprimiamo tutta la nostra vicinanza al ragazzo e mettiamo a sua disposizione i nostri servizi, dall'assistenza psicologica a quella legale”. Proprio stamattina al Dams di Torino ha preso il via il corso in Storia dell’omosessualità, il primo in Italia, con oltre 300 studenti iscritti.

"Sono stato preso da un forte senso di rabbia e sdegno – ha commentato Gianni Reinetti, che con Franco Perrello, scomparso un anno fa, ha costituito la prima coppia omosessuale unita civilmente a Torino –, quando ho letto dell’ennesima aggressione omofoba. In questi mesi di impegno con il libro sulla mia storia insieme a Franco, ho parlato spesso di omofobia. Sono d’accordo che la provincia, rispetto a Torino città, abbia bisogno di maggior sforzo. Torino in questi anni è cambiata, ma ancora oggi vedo persone che sputano per terra girandosi dall’altra parte quando mi vedono. Sono segnali che ci danno la misura di quanto lavoro occorra ancora fare. Non comprendo l’uso della violenza, ammonisco queste famiglie e le esorto ad accettare i loro figli, di amarli per come sono".

Marco Panzarella e Paolo Morelli

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