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Attualità | 26 aprile 2018, 12:08

La comunità egiziana protesta davanti al Comune di Torino: "Ziad non sia dato in adozione, ma torni alla sua famiglia" (VIDEO)

In centinaia alla manifestazione. A breve il Tribunale dei Minori dovrà decidere se il bimbo di 8 anni verrà dichiarato adottabile

La comunità egiziana protesta davanti al Comune di Torino: "Ziad non sia dato in adozione, ma torni alla sua famiglia" (VIDEO)

Centinaia di egiziani questa mattina in protesta davanti al Comune per chiedere che Ziad torni alla sua famiglia. A breve il Tribunale dei Minori dovrà decidere se il bimbo di 8 anni verrà dichiarato adottatibile oppure se il ricorso contro il provvedimento dell'avvocato Beatrice Reteuna Contin lo indirizzerà verso un altra vita.

La vicenda di Ziad inizia nell'estate del 2015, quando il piccolo sparisce mentre stava giocando nel cortile sul retro del negozio della mamma. Il bambino viene ritrovato circa un'ora e mezza dopo in uno spazio abbandonato. La mamma lo porta all'ospedale perché ha un piccolo taglio sulla testa e i medici, durante la visita, scoprono delle ecchimosi sul corpo più vecchie rispetto al momento della sparizione. Il caso viene segnalato ai servizi sociali e il bimbo viene allontanato dai genitori . Nel corsi di questi tre anni la famiglia, di condizioni umili, non soddisfa i requisiti stabiliti per riottenere il bimbo. La madre poi, come racconta l'avvocato Abd El Wahab Abd El Hamid un giorno, nonostante il divieto, va a vederlo all'asilo e lo porta via con sé. Un gesto che viene equiparato ad un rapimento, a cui si aggiungono le parole di Ziad che racconta di aver subito violenza da parte del fratello maggiore. Un filone, quest'ultimo, che si avvia all'archiviazione.

Ora il Tribunale dei Minori è chiamato dunque a decidere sull'adozione. Nel corso di questi anni sono 4 i bimbi egiziani allontanati dalle famiglie, a cui se ne aggiungono altri 18 che insieme alle madri sono stati ospitati in strutture che si occupano di accogliere persone vittima di violenza.

"Siamo qua", commenta il Presidente della Comunità Egiziana Amir Younes, "per far sentire la voce della famiglia. Loro rispettano molto la Costituzione italiana e il maltrattamento e l'abbandono non fanno parte della nostra cultura." "Quello che chiedono i genitori", prosegue Younes, "per bocca è che il bimbo torni in famiglia oppure venga affidato agli zii, che ne hanno chiesto la custodia, o in ultimo che venga destinato a persone egiziane per crescere nella nostra cultura".

Ad ascoltare le richieste l'assessore ai Diritti Marco Giusta. Il Comune di Torino non ha competenze in materia, che sono tutte in capo al Tribunale dei Minori, ma nel corso di questi mesi ha seguito con attenzione il caso. "Portiamo avanti", ha spiegato Giusta, "un'azione costante di sensibilizzazione: si potrebbero attivare dei corsi di formazione per le famiglie per fare capire le differenze di normative tra l'Italia e l'Egitto".

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Cinzia Gatti

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