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Economia e lavoro | 26 aprile 2018, 18:32

FCA dai due volti: risultati boom, ma Mirafiori e Grugliasco restano nel limbo

Il primo trimestre 2018 regala utili in crescita del 59% e indebitamento in calo, ma tra sindacati e azienda si firma l'accordo per formazione e ricollocazione, però anche esodi incentivati, rotazioni tra fabbriche e contratti di solidarietà. In attesa di nuove produzioni

FCA dai due volti: risultati boom, ma Mirafiori e Grugliasco restano nel limbo

Due facce, due velocità. O - semplicemente - due mondi diversi. E' difficile dare una lettura univoca dell'universo FCA in una giornata come questa. E nemmeno il procedere in ordine cronologico aiuta.

Il primo pomeriggio di oggi, giovedì 26 Aprile, ha visto il gruppo automobilistico diffondere i dati legati al primo trimestre dell'anno (il primo "quarter", come ha scandito più volte la voce di Sergio Marchionne) con segni più davvero consistenti (+59% per l'utile netto, indebitamento in calo e obiettivi 2018 confermati), poi la sera ha portato l'accordo tra azienda e sindacati sul polo torinese. Una bozza d'accordo, quella firmata per Mirafiori e per Grugliasco, che dovrà ancora passare al vaglio delle RSA delle fabbriche coinvolte, ma che comunque parla di esuberi e di incertezze più o meno latenti.

Proprio per evitare crisi occupazionali, infatti, in attesa di nuove "assegnazioni produttive", le parti si sono accordate su percorsi di formazione e ricollocazione (anche al di fuori del polo produttivo, nel caso ci fossero occasioni) per i lavoratori con ridotte capacità lavorative o più interessate dagli ammortizzatori sociali.

Inoltre, partirà una procedura di "esodo volontario incentivato" che dovrebbe permettere ai lavoratori ultrasessantenni uno scivolo pensionistico attraverso la Naspi e/o la Ape aziendale. E, come già anticipato su queste pagine, scatterà la rotazione dei lavoratori all’interno del Polo produttivo, con uno spostamento di circa mille lavoratori da Mirafiori a Grugliasco fra i mesi di maggio, giugno e luglio, mese in cui la Mito dovrebbe uscire di produzione e i lavoratori oggi addetti alla sua produzione dovrebbero essere trasferiti a Grugliasco, salvo eventuali impieghi a Mirafiori nella produzione del Levante.

Infine, laddove necessario, è previsto l’utilizzo del contratto di solidarietà come ammortizzatore sociale di supporto.

“Il preliminare di intesa oggi siglato, che sarà prima illustrato in assemblea e poi sottoposto all’approvazione dei Consigli dei rappresentanti sindacali di Mirafiori Carrozzeria e di Agap Grugliasco, scongiura il rischio di eccedenze occupazionali e crea un percorso di progressivo rientro al lavoro di tutte le maestranze del Polo produttivo torinese”, dichiara Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto, al termine dell’incontro.

“Le misure concordate - spiega - servono a traguardare le nuove assegnazioni produttive attese con il piano industriale che sarà illustrato a giugno, dando la giusta tutela a tutti i lavoratori compresi coloro che attualmente sono più colpiti dagli ammortizzatori sociali e che hanno maggiore difficoltà di reinserimento. E' un'intesa che conferma lo sforzo di tutelare l’occupazione, primo obiettivo sindacale, e la responsabilità sociale della stessa FCA, ma presuppone che finalmente arrivino col nuovo piano industriale quelle assegnazioni produttive che sono indispensabili a saturare gli stabilimenti italiani”.

Più severa la lettura che ne fanno Michele De Palma, segretario nazionale e responsabile del settore auto della Fiom-Cgil, e Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil di Torino: "Con questo accordo siamo riusciti a garantire la copertura degli ammortizzatori sociali e quindi la salvaguardia dell'occupazione per tutti i lavoratori, nonostante il ritardo e l'incertezza di Fca nei nuovi investimenti, che determina in questo momento oltre 3000 esuberi tra Mirafiori e Grugliasco, su 5400 addetti".

"La gestione di questa operazione sarà assai complessa e la sua riuscita dipenderà, oltre che dal senso di responsabilità nostro e dei lavoratori, dal fatto che, dopo quasi otto anni di promesse non mantenute di piena occupazione, il prossimo piano industriale sia in grado di risolvere i tanti problemi aperti negli stabilimenti italiani, e torinesi in modo particolare. Purtroppo i trasferimenti di oggi fanno presagire che i tempi di lancio degli eventuali nuovi modelli non saranno brevissimi, quindi c'è da aspettarsi ulteriori sacrifici per i lavoratori".

Massimiliano Sciullo

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