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Economia e lavoro | 26 aprile 2018, 11:39

Il Nouveau Caveau di Paola Bellinzoni, artista-eremita per gioielli senza età (FOTO)

Nel suo atelier realizzato sotto il Palazzo della Luce di via Bertola, accoglie clienti e realizza esemplari unici, che restituiscono nuova vita a oggetti del passato: "Ma non è riciclo, è rispetto verso storie antiche"

Il Nouveau Caveau di Paola Bellinzoni, artista-eremita per gioielli senza età (FOTO)

Ci sono tesori che Torino custodisce con gelosia, nascosti magari sotto terra, lontani da occhi indiscreti e superficiali. Uno di questi è senza dubbio l'atelier di Paola Bellinzoni, artista-artigiana che da pochi giorni ha trasferito buona parte della sua produzione di gioielli (ma il termine è riduttivo) alcuni piani al di sotto del Palazzo della Luce, che svetta in tutta la sua rinnovata bellezza tra via Bertola e via Stampatori. Un luogo magico e di fascinazione ribattezzato "Nouveau Caveau" e che in questo periodo "presta" alcuni dei suoi elementi alla nuova stagione di "I Love It", organizzato da Cna presso il Circolo del Design di via Giolitti.

Scale, ascensori, porte di sicurezza: una volta superati tutti questi "ostacoli", si schiude agli occhi uno spazio popolato da forme, colori, lavorazioni e cure quasi sartoriali: ci sono orecchini, collane, ma anche spille e altri accessori che non è così immediato né banale riuscire a catalogare con certezza. Il filo conduttore, però, è quello del gusto: un gusto originale, lontano dagli standart e dalla moda, che si pone come obiettivo quello di dare nuova vita a oggetti del passato. "Ma non è il riciclo, l'istinto che mi muove - spiega Paola Bellinzoni, perfetta padrona di casa all'interno dello spazio che cerca a fatica di contenere la sua vitalità creativa - in realtà la mia è una forma di rispetto verso oggetti che sono ormai antichi, ma non per questo meritano di essere dimenticati. Allora li recupero, li lavoro e cerco di reinterpretarli".

E pensare che tutto è cominciato con i bottoni. Per capire come questi abbiano a che fare con i gioielli, però, è necessario fare un passo indietro: "In un certo senso ho assorbito il gusto per l'arte dai miei genitori. La mia mamma, originaria di Piacenza, lavorava come ricamatrice presso una sartoria d'alta moda. Il mio papà invece era un appassionato di antiquariato. E se da un lato ho passato tanti anni ad osservare la mamma al lavoro, dall'altro spesso mio padre mi portava con sé per i mercatini, a caccia di oggetti interessanti e preziosi".

Eppure la vita la porta prima al liceo ("Dove ho cominciato a collezionare, ma sarebbe meglio dire accumulare, bottoni") e poi all'Isef, dove diventa atleta e istruttore sportivo. Nel suo cuore, anche 18 anni di danza classica. "Tutti aspetti da cui credo di aver appreso e trattenuto con me il senso di autodisciplina. Ma dopo l'Isef ho deciso di seguire appieno la mia passione: mi sono iscritta ad Architettura e mi sono laureata su un argomento particolare: la geometria nel gioiello Art dèco".

La strada ormai è imboccata, l'impulso artistico rompe gli argini: "Lascio di colpo l'insegnamento in palestra, ma da quelle lezioni porto con me come braccio destro l'architetto Fiorenzo Naddeo. Insieme componiamo una coppia formidabile, nel lavoro: conosciamo l'uno i gusti dell'altra e insieme lavoriamo nel mondo degli accessori d'arredo. Si va insieme per mercatini, ma non giriamo in coppia: ciascun cacciatore si muove da solo!". E dall'accessorio per la casa, il passo all'accessorio per la persona è breve: "Sono parti dello stesso universo, in fondo. Non per nulla molti dei miei gioielli li vendo insieme a una cornice di legno priva di tela, in modo che l'oggetto possa essere appeso in casa come fosse una decorazione. Si toglie dalla cornice appesa al muro e lì viene riposto dopo averlo indossato".

La svolta è legata a un nuovo elemento, quasi un ingrediente di una ricetta che punta alla perfezione: "Ho scoperto la resina bicomponente, difficile da maneggiare, ma che dà enormi soddisfazioni, permettendo di avvolgere e unire immagini e oggetti ma solo a determinate temperature e condizioni ambientali. Basta un gesto sbagliato e va a monte il lavoro di giorni. Ma anche questo è il suo fascino".

E in un lavoro a così alto investimento emotivo personale, è difficile arrivare al momento del distacco: "Vendere è sempre un gesto che mi costa fatica. Ma ovviamente è il mio lavoro e i conti devono quadrare. Ci sono però oggetti che espongo e che però dichiaro con evidenza far parte della mia collezione personale. Quelli non li vendo, non hanno prezzo. Ma possono fare da esempio se si vuole realizzare qualcosa di simile". E l'aspetto commerciale non svilisce quello artistico: "Avrò realizzato migliaia di orecchini, l'oggetto che vendo di più: il più vicino al viso, dopo gli occhiali, quindi fondamentale nella definizione di un volto e dei suoi lineamenti".
Ci sono però anche oggetti che, tanto amati da chi li produce, a volte non trovano adeguata risposta nel pubblico: "I miei giardini fioriti, ne faccio moltissimi e continuo a farne anche se spesso chi viene da me per vedere i gioielli non li sceglie. Ma i miei oggetti non sono legati e mode e tendenze, non hanno stagione perché devono essere per sempre. Li immagino e li realizzo senza pensare a chi dovrà indossarli e quindi accetto che possano non piacere a tutti".

Questo non toglie, però, che in tutti questi anni il viavai dal suo atelier (mentre il lavoratorio rimane nella sede storica di via Manzoni) si sia intensificato. "Funziona molto bene il passaparola, soprattutto tra cerchie di amiche dove una mi scopre e poi con orgoglio mi presenta alle altre persone che frequenta. In alcuni casi, il primo appuntamento con una nuova potenziale cliente è proprio fatto in presenza della sua amica che mi ha presentato. Torino è così: all'inizio può sembrare ritrosa e refrattaria, ma una volta che si gratta via la prima patina di diffidenza si può entrare in un mondo accogliente e pieno di soddisfazioni. E quando mi conoscono, le persone apprezzano il mio modo comunicativo semplice e trasparente. Non mi faccio problemi, per esempio, a dire a qualcuno che un determinato gioiello proprio non si addice. Anche a costo di non venderlo o di vendere qualcosa di minor prezzo. Ma è così che ci si guadagna la fiducia di chi si rivolge a te".

www.paolabellinzoni.it
paolabellinzoni@virgilio.it

Massimiliano Sciullo

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