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Chivasso | 16 maggio 2018, 18:33

Chivasso, medici di famiglia "vittime" della guerra delle multe dichiarata dal sindaco Castello

Giuliano Gamba: "Chiediamo solo di poter svolgere il nostro lavoro nel miglior modo possibile"

Chivasso, medici di famiglia "vittime" della guerra delle multe dichiarata dal sindaco Castello

La guerra delle multe dichiarata dal sindaco Claudio Castello fa una vittima a sorpresa: la categoria dei medici di famiglia. Incuranti del biglietto che solitamente viene posto sul parabrezza quando il medico si reca a fare una visita domiciliare - “medico in visita urgente domiciliare o impegnato in situazione di emergenza sanitaria” -, quando è stata constatata qualche effrazione al Codice della Strada, Vigili Urbani e ausiliari del traffico dipendenti di Gestopark non hanno esitato a stendere il verbale.

Per una sorta di tacito accordo, da vent'anni a questa parte ai medici in visita erano consentite soste magari non proprio ineccepibili, nell'ottica di consentire loro di svolgere il loro lavoro in modo veloce, senza doversi preoccupare troppo di parcheggi e strisce (ma non è mai stata consentita la violazione del posteggio riservato ai disabili).

Poi, di punto in bianco, a partire da gennaio sono arrivate le multe, sanzioni da 85 euro per il divieto di sosta e di 35 euro per non aver pagato il parcheggio nelle zone blu. In un solo giorno, cinque o sei medici sono stati multati.

“Chiediamo solo di poter svolgere il nostro lavoro nel miglior modo possibile – dice Giuliano Gamba, uno dei 25 medici di famiglia con studio in città, recentemente multato con 85 euro -. E' impensabile che nei giorni invernali, con il picco dell'influenza e con il moltiplicarsi delle visite a domicilio, oltre che i pazienti che aspettano in studio, ogni volta che arriviamo in una casa dobbiamo metterci a cercare il parcometro e pagare il parcheggio. Non se ne viene più fuori. Non è una questione di denaro: ci propongano una cifra forfettaria da pagare una volta l'anno, per semplificare le cose. Chi ha lo studio in centro adesso va a fare le visite a piedi, ma ci sono anche colleghi che arrivano da fuori e hanno necessariamente bisogno di avere la macchina”.

Anche se, obiettivamente, i medici che stanno facendo visite a domicilio stanno svolgendo un servizio pubblico e sembra anche esagerato arrivare a farli pagare. “Quel biglietto ci serve per lavorare, mica per andare a prendere il caffè”. E anche avere la macchina vicino alla studio è un requisito minimo di sicurezza per poter partire subito se arriva una chiamata d'emergenza.

Ma da Palazzo Santa Chiara sembra che la difficoltà di capire se il medico sia effettivamente in visita o no, sia insormontabile: o forse manca la volontà, ci viene da pensare, perché se nel 2018 un Comune non è in grado, attraverso i propri strumenti, di controllare una cosa così banale, allora c'è qualcosa che non funziona. Potremmo, per esempio, suggerire di aspettare un attimo e verificare la sosta per visita, controllare la targa, oppure guardare una puntata di CSI per avere qualche idea in proposito. E comunque il principio di punire tutti per colpire chi effettivamente ha fatto il furbo (che ci può anche essere, ci mancherebbe...) è un po' antiquato e non viene più neanche usato a scuola.

"Non vogliamo privilegi, ma chiediamo di essere rispettati in qualità di liberi professionisti incaricati di un pubblico servizio e deputati alla cura dei cittadini, tanto negli studi medici, quanto a domicilio per coloro che per motivi di salute non possono recarsi negli studi" ha dichiarato Antonio Barillà, referente dei medici di famiglia della Città di Chivasso, che annuncia anche una lettera di protesta che verrà, a breve, inviata al Primo Cittadino.

c.s.

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