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Attualità | giovedì 14 giugno 2018, 14:52

Nosiglia: "La storia di Anxela conferma l'ipocrisia della società moderna"

Le parole dell'Arcivescovo di Torino sulla tragica vicenda di cronaca, che ha visto protagonista una giovane albanese morta sabato sera

Sulla vicenda della tragica morte di Anxela Mecania, questa la dichiarazione fatta da Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino: "Dopo venti secoli la morte violenta delle donne rimane un “incubo sociale” con cui dobbiamo continuare a confrontarci. Anxela, la ragazza straziata sulla tangenziale mi richiama al cuore e alla mente un’immagine vivida del Vangelo di Giovanni (8, 2-11): la donna sorpresa in adulterio, e destinata alla lapidazione".

Secondo l'autopsia, sarebbe stata investita da un'auto la ventenne albanese morta sabato sera all'ospedale di Moncalieri. Queste le prime conclusioni dell'autopsia eseguita dal medico legale Roberto Testi su richiesta della magistratura.

"Perché non è molto cambiata, dai tempi di Gesù ad oggi, l’ipocrisia di una società che, da una parte, proclama di volere la piena “libertà” per ogni donna; e dall’altra non fa nulla per combattere il “mercato della carne” che, sul corpo delle donne più povere e meno difese, continua a fiorire lungo le nostre strade. Un mercato che porta con sé, inevitabilmente, la droga e la criminalità organizzata, le devianze di ogni genere e le importanti somme di denaro che vengono messe in circolo", prosegue Mons. Nosiglia.

"Questo non è un problema di ordine pubblico, e non è soltanto una storia di cronaca nera: se riduciamo la morte di Anxela nelle nostre comode categorie continueremo a credere che gli unici problemi, in questo campo, siano il “buon costume” e il “decoro della città”… Invece l’indifferenza dell’opinione pubblica è il cuore del dramma", fa notare l'Arcivescovo di Torino. "Perché così si continua a considerare queste persone (donne, anche minorenni) una merce; e perché si offrono giustificazioni al sopruso e alla violenza, e alibi allo sfruttamento. Non c’è “filosofia” che possa conciliare il bene comune, la responsabilità sociale e l’etica personale con l’individualismo sfrenato di chi cerca e vuole solo il
proprio piacere e si fa scudo dei soldi con cui lo paga".

"Oggi la denuncia non basta, come non basta da sola l’opera doverosa di controllo del territorio da parte delle autorità preposte. Contribuire o accettare supinamente l’erosione del costume morale di un popolo e della dignità della persona umana significa, come la storia ha sempre insegnato, portare al degrado anche culturale e sociale di una civiltà e alla sua inevitabile autodistruzione", aggiunge Mons. Nosiglia. "L’azione continua dell’associazione Papa Giovanni XXIII e delle Suore Missionarie di Madre Teresa e di altre realtà cattoliche e laiche che operano nella nostra città a favore di queste donne dovrebbe essere sostenuta in modo molto più adeguato anche sul piano
dell’accompagnamento e delle normative oggi carenti o non osservate come si dovrebbe".

"Oggi preghiamo per Anxela, perché il Signore della vita accolga nel
suo Regno di giustizia e di pace questa nostra sorella", conclude Nosiglia. "Ma preghiamo anche per la nostra città e per ciascuno di noi: per non dimenticare
che la tratta delle donne e dei ragazzi, dei deboli e degli indifesi, è un “nostro” problema".

r.g.

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