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Immortali | 20 giugno 2018, 07:00

Un segnale forte

Far mancare il numero legale per bloccare l'approvazione dei bilanci, uno scossone per riportare sotto i riflettori la vicenda Filadelfia. La palla passa alla sindaca: la Fondazione continua a mancare del quinto consigliere e presidente

Un segnale forte

La pazienza, devo ammetterlo, non è mai stata una mia virtù.

Ma in questo caso, credo di averla messa a dura prova, con un’attesa che è durata quasi un anno e per di più condita da una discreta dose di prese per i fondelli. Qualche tempo fa scrissi della grottesca vicenda Chessa, pentastellato indicato dalla Sindaca, per qualche ora entusiasta, salvo realizzare che il suo incarico di consigliere comunale era incompatibile con quello di consigliere e presidente della Fondazione e quindi fargli sbollire gli entusiasmi iniziali e consigliarlo ad una rapida retromarcia.

Nel frattempo, la Città aveva provveduto ad effettuare un bando, terminato ad aprile, di cui però si ignora l'esito, non essendo stato reso pubblico. Ma forse non c'è ancora nemmeno un esito da rendere pubblico, è il sospetto che mi viene ora, alla luce dei fatti. Ad ogni modo, la Fondazione Filadelfia è a tutt’oggi monca ed acefala, mancando del quinto consigliere e presidente e quindi assolutamente limitata nella sua operatività, quasi una balena spiaggiata, in attesa della morte.

Ed esattamente come le balene spiaggiate, che pare perdano il senso dell'orientamento e non sappiano più da che parte andare, si trova oggi la Fondazione. Ma nel nostro caso, credo si possa parlare di incuria o di indolenza da parte di chi avrebbe dovuto fare una scelta e renderla nota, perché non voglio pensare che ci sia un dolo premeditato per creare nocumento agli interessi della Fondazione o anche solo ritardo ai lavori.

Perché proprio di questo si tratta: dare seguito a quanto faticosamente portato a casa il 25 maggio di un anno fa, quando tra mille sorrisi di circostanza da parte delle autorità, e tra vera gioia da parte del Popolo Granata, il Tempio riprendeva vita, o almeno pareva che così fosse. Ma lasciamo per un attimo da parte la gestione del Fila da parte del Torino FC, che merita una trattazione a parte, con un articolo dedicato che quanto prima scriverò, e concentriamoci sugli aspetti meramente gestionali della ricostruzione.

Ci sono tempi tecnici, tra bando per la progettazione e bando per la ralizzazione, perché nel frattempo, apprendiamo da fonti SCR, pare che le leggi siano campiate e non sia più possibile fare un bando integrato come fatto per il primo lotto, che portano avanti la linea del traguardo a diciotto mesi almeno dalla data di partenza. Data di partenza, che proprio per l’assenza di un presidente a pieno titolo, è ben lungi dall'essere stata anche solo ipotizzata, non solo non fissata.

E a questo punto, la mia pazienza, che già era in riserva da rosso pieno, è finita.

Serviva un segnale forte, che desse uno scossone e riportasse sotto i riflettori la vicenda Filadelfia, ma senza creare danno agli interessi della Fondazione. L’occasione è arrivata lunedì 18, quando l'assenza peraltro giustificata e comunicata in anticipo di un consigliere, ha fatto sì che a sedere in riunione ci fosse esattamente il numero legale di tre consiglieri su cinque. Dopo l'approvazione dei verbali delle sedute precedenti e l'esposizione dei bilanci della Filadelfia Servizi e della Fondazione Filadelfia, a cura di un collaboratore dello studio che ha redatto i bilanci, ma prima che si arrivasse alle votazioni, ho annunciato che, in segno di protesta per il comportamento inconcludente della Città di Torino, che continuava a non indicare il suo consigliere/presidente, abbandonavo la seduta, facendo così mancare il numero legale e bloccando di fatto l'approvazione dei bilanci.

Ai fini pratici, nulla di grave ed irreparabile, anzi. Il 25 giugno è previsto il Collegio dei Fondatori in cui si dovrà approvare il bilancio della Fondazione e sarà sufficiente convocare un Consiglio di Amministrazione poco prima, per votare quanto già esposto ed sviscerato il 18. Tra l'altro, ho anticipato che sarei stato presente ed avrei votato favorevolmente in entrambi i casi, sia per la sostanziale correttezza dei bilanci medesimi, che per la stima nei confronti di Luca Asvisio, il dottore commercialista che li ha redatti. Quindi, solo un po' di disagi per i consiglieri, che dovranno anticipare di un quarto d'ora o poco più la loro presenza al CdF, ma  almeno ho dato visibilità ad una situazione che si stava trascinando senza senso da troppo tempo.

La palla passa ora alla Sindaca. Saprà giocararsela bene? La speranza di tutti è che sia così, perché sia la Fondazione, che il Filadelfia, che il Popolo Granata, meritano certezze a breve termine.

In caso contrario, non avrò nessuna remora e nessuna esitazione a mettere in atto ogni forma di protesta, ovviamente legale ed incruenta, per far sì che si arrivi ad ottenere quello che la gente del Toro reclama a gran voce da oltre un ventennio, ovvero un Filadelfia rinato e fruibile da tutti in ogni sua parte, Museo del Grande Torino compreso.

Domenico Beccaria

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