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Attualità | giovedì 12 luglio 2018, 20:33

Reati a sfondo razziale, pg Saluzzo difende il procuratore Spataro: “Tentativo di consegnarlo al disprezzo collettivo”

Il procuratore generale: “Avrebbe forse dovuto ignorare quello che è evidente a tutti, per evitare di dispiacere qualcuno?”

Reati a sfondo razziale, pg Saluzzo difende il procuratore Spataro: “Tentativo di consegnarlo al disprezzo collettivo”

Il procuratore generale di Torino, Francesco Saluzzo, ha diramato una nota per difendere l’operato del procuratore capo Armando Spataro, che lunedì ha emesso delle direttive per contrastare in modo più efficace i reati motivati da ragione di odio razziale e discriminazione etnico-religiosa.

“Sento la necessità di intervenire per esprimere alcune considerazioni - spiega Saluzzo - dopo aver letto in questi ultimi due giorni notizie di stampa che riportavano critiche violente, infondate, con tratti di irrisione, e sguaiate che sono state “postate” su vari siti e social media, all’indirizzo del dottor Armando Spataro, procuratore della Repubblica di Torino. Con il tentativo - aggiunge Saluzzo - di consegnarlo al disprezzo collettivo per avere adottato (e pubblicato) un suo provvedimento di organizzazione e di indirizzo (anche per le forze di polizia da lui funzionalmente dipendenti), con riferimento all’accertamento e alla repressione di reati commessi con la finalità di odio razziale e discriminazione".

"Innanzitutto - dice Saluzzo - e’ sotto gli occhi di tutti (almeno di chi si informa) che nel nostro Paese si stanno moltiplicando episodi di intolleranza razziale e religiosa nei confronti di persone straniere, con la sola colpa di essere tali e di avere cercato di trovare “riparo” e aiuto nel nostro Paese. Episodi che si sono verificati anche nella nostra Regione e nel distretto al quale io sono preposto".

"Con comportamenti che non solo costituiscono reato ma che, per una precisa scelta del legislatore sovrano, sono considerati aggravati e, quindi, puniti con una pena più alta, quando commessi per le finalità di cui ho detto. La frequenza di questi comportamenti e la “lacerazione” che questi fatti possono comportare per la convivenza ordinata e corretta nel tessuto sociale, il pericolo che essi implicano per la incolumità delle persone (non solo straniere) hanno indotto il procuratore Spataro a dettare una serie di “regole” per la trattazione di queste vicende penali".

"Si tratta di reati, come ho detto, gravi (talora gravissimi) e Spataro e’ il titolare dell’azione penale e a lui e solo a lui competono le indicazioni e le direttive per l’iniziativa penale. Ha preso atto di un grave fenomeno e lo ha doverosamente affrontato con precise disposizioni che si pongono in maniera rigorosa nel perimetro costituzionale e in perfetta aderenza alle norme del codice di procedura penale e ai compiti, ai poteri e ai doveri che le leggi assegnano ai procuratori della Repubblica. Nulla di più. Provvedimento esclusivamente tecnico che ha, fin dall’inizio, trovato la mia completa condivisione, tanto che, su suo invito, ho partecipato all’incontro con la stampa e con le forze di polizia, per l’illustrazione delle direttive. E l’ho comunicato alle altre procure del mio distretto (Piemonte e Valle d’Aosta) con l’auspicio che anche gli altri procuratori lo possano condividere".

"Se ne sono date letture volutamente e subdolamente distorte (e qui non parlo dei frequentatori dei social) in modo da far apparire il procuratore di Torino come autore di scelte “politiche”, come se egli fosse “sceso” in una contesa politico-istituzionale che si sta agitando nel Paese. Additandolo, cosi’, alla reazione scomposta di chi, senza analisi alcuna, ha raccolto il messaggio, esprimendo e scrivendo frasi di inaudita gravita’. E’ facile dare interpretazioni fuorvianti, ma ci si deve rendere conto che e’ gravissimo “attaccare” con argomenti di questo genere un magistrato e la magistratura, poiché lo si schiera, con gravissimo danno e pregiudizio non solo per il magistrato ma anche per la collettività che perde un punto di riferimento essenziale: la fiducia nella credibilità, nella imparzialità e nella distanza del magistrato che, per il solo fatto di applicare la legge, viene considerato come “partigiano” dell’uno e dell’altro".

"Avrebbe dovuto, forse, ignorare quello che e’ evidente a tutti, per evitare di dispiacere qualcuno?”, ha concluso Saluzzo.

Marco Panzarella

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