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Attualità | 19 luglio 2018, 16:42

"Pronti ad avviare un progetto di filiera sulla cannabis che coniughi agricoltura e industria farmaceutica"

Coldiretti Piemonte garantisce il suo impegno

"Pronti ad avviare un progetto di filiera sulla cannabis che coniughi agricoltura e industria farmaceutica"

La coltivazione, trasformazione e commercio della cannabis a scopo terapeutico per soddisfare i bisogni dei pazienti potrebbe avvenire anche in Italia e garantire un reddito di 1,4 miliardi e almeno 10 mila posti di lavoro dai campi ai flaconi. E’ quanto stima la Coldiretti nel commentare le dichiarazioni del Ministro della Salute Giulia Grillo sull’aumento del 50% dell’importazione in Italia di cannabis terapeutica dall'Olanda. 

“Utilizzando gli spazi già disponibili nelle serre abbandonate o dismesse a causa della crisi nell’ortofloricoltura, la campagna italiana può mettere a disposizione da subito mille ettari  di terreno in coltura protetta – spiegano Fabrizio Galliati vice presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale - Oltretutto in questi ambienti al chiuso è più facile effettuare i controlli da parte dell’autorità preposte per evitare il rischio di abusi”.

In Piemonte, soprattutto nella provincia di Torino, fin dal Medioevo ci sono tracce di coltivazioni di canapa, quando i monaci dell'abbazia di Casanova, nei pressi di Poirino, diedero un forte impulso a questa attività. Nel carmagnolese, nella frazione San Bernardo, a partire dal 1600, nacque la tradizione della produzione di cordami e i mastri cordai divennero presto rinomati e richiesti anche all'estero. Un'altra importante peculiarità di questa coltura è la sua capacità di recuperare suoli contaminati: è in grado, infatti, di assorbire sostanze inquinanti presenti nel terreno.

“Negli ultimi quindici anni si è verificata in Italia un'inversione di tendenza e la coltivazione della canapa è stata riscoperta, anche in seguito alla decisione da parte dell'Unione Europea di incentivarla – continuano Galliati e Rivarossa - Una opportunità che va attentamente valutata per uscire dalla dipendenza dall’estero e avviare un progetto di filiera italiana al 100 per cento che unisce l’agricoltura all’industria farmaceutica. La creazione di una filiera controllata, capace di far fronte a una precisa richiesta di prodotti per la cura delle persone affette da malattia, può rappresentare un progetto innovativo che potrebbe vedere il nostro Paese all’avanguardia nel mondo ed offrire nuove prospettive economiche per i territori”.

c.s.

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