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Centro | domenica 22 luglio 2018, 09:43

Twang: raccontiamo il mondo che ci circonda con immagini bestiali e fiabesche

Twang: onomatopea del suono di una corda di metallo che vibra. Twang band torinese nata da una jam casalinga tra amici nel 2015.

Twang: onomatopea del suono di una corda di metallo che vibra. Twang band torinese nata da una jam casalinga tra amici nel 2015. Nel loro primo Ep, “Nulla si può controllare”, hanno provato a costruire immagini bestiali e fiabesche, proiettando un ambiente costruito su prevaricazione e codardia, su conflitto e ipocrisia. Immagini che hanno fatto da pretesto per raccontare il mondo che ci circonda. Adesso stanno lavorando a nuovi brani per un nuovo disco.

Ciao! Che significa Twang e perché è il vostro nome?

Ciao a te, Federica! “Twang” è una parola onomatopeica: il suono di una corda di metallo che viene messa in vibrazione o che si spezza. Ci siamo imbattuti nel termine per caso, sfogliando un dizionario; lo abbiamo trovato appropriato per il nostro genere.

Come vi siete formati?

Tutto è cominciato nel tardo 2015 da una “normale” jam session a casa di Simone Bevacqua (voce solista e chitarra), suo fratello Moreno (basso e voce) e in compagnia di Bartolomeo Audisio (chitarra, voce e flauto traverso). Essendo tutti e tre soddisfatti della suonata, abbiamo deciso di vedere dove un'altra prova ci avrebbe portati. In seguito, si sono aggregati al trio Federico Mao (chitarra, voce e cigar-box) e Luca Di Nunno (batteria, chitarra acustica e voce) completando quelli che ora sono i Twang

Cosa ispira la vostra musica?

Siamo tutti sicuramente molto legati al Blues e al caro vecchio Rock'n Roll: abbiamo sempre divorato Beatles, Led Zeppelin, Muddy Waters, Pink Floyd, Queen…insomma, i classici. Poi, ognuno di noi dà sfogo alla propria sensibilità: Luca, tra noi, è il più innamorato del suono "Seventies". Federico ascolta bluegrass e country, Bart è fondamentalmente onnivoro, attratto tanto da Debussy quanto da Gary Moore. Simone e Moreno sono affascinati dalla musica psichedelica e da certa musica elettronica. Ultimamente, abbiamo tutti manifestato una curiosa tendenza a virare verso atmosfere decisamente ispirate ai lavori di Ennio Morricone, e questo è udibile nelle nostre ultime composizioni. Ci sono anche molti artisti contemporanei che riteniamo nostri punti di riferimento: Radiohead, Franz Ferdinand, Arctic Monkeys, Muse, Tame Impala e Gorillaz sono i primi che ci vengono in mente. I punti di riferimento per i testi in italiano sono soprattutto Caparezza, Ivan Graziani, Edoardo Bennato. Siamo attratti da qualsiasi forma di intelligenza, da qualsiasi parte provenga.

Come nasce un vostro brano?

Solitamente ci ritroviamo a comporre i nostri brani in sala prove, in maniera decisamente corale. Questo processo, a volte, può essere molto lungo e difficile perché continuiamo a scrivere finché non siamo totalmente soddisfatti del risultato. Questo è successo con “Il branco”, tuttora inedito, a cui abbiamo cambiato forma più o meno una mezza dozzina di volte nell'ultimo anno. Può però succedere che un’ idea nasca e si sviluppi con più facilità come “Sotto Assedio”, terzo brano di “Nulla si può controllare”, iniziato e finito in circa mezz'ora! Per quanto riguarda i testi, gran parte di essi sono stati scritti dal cantante, Simone Bevacqua, e alcuni dal nostro batterista, Luca Di Nunno. Questo non toglie, però, che nel corso della loro stesura non possano esserci anche idee e/o spunti provenienti da altri membri della band.

“Nulla si può controllare”, il vostro Ep, cosa ci racconta?

In “Nulla si può controllare” abbiamo provato a costruire delle immagini bestiali e fiabesche, proiettando un ambiente costruito su prevaricazione e codardia, su conflitto e ipocrisia. Tali immagini sono pretesto per raccontare la nostra visione dell'ambiente che ci circonda, e il tutto è accompagnato da una granitica sezione ritmica e una sovrabbondanza di chitarre elettriche. Da questo Ep, abbiamo tratto un singolo, “Neanche un colpo”, sul quale abbiamo basato un videoclip di presentazione.

State lavorando ad un nuovo Ep?

Attualmente stiamo lavorando alla scrittura di nuovi brani in vista di un futuro album. È un lavoro lungo ed impegnativo e teniamo a farlo con la massima cura!

La vostra Torino musicale e non.

Torino è sempre stata culla di una splendida scena musicale, a cui siamo (modestamente, ma non troppo) orgogliosi di appartenere! Molti grandi musicisti, fra cui i nostri maestri, vi hanno mosso i primi passi, e per questo motivo ci sentiamo responsabilizzati. A livello personale, tutti noi siamo cresciuti, umanamente ed artisticamente, grazie a questa città: ci siamo fatti le ossa in locali storici come Spazio211, tramite concorsi come “Pagella Non Solo Rock”. Abbiamo fatto le nostre prime esperienze grazie a scuole come The House Of Rock, o, nel caso di Bart, al Conservatorio Giuseppe Verdi. Siamo stati più volte ospiti del talk show “Il Salotto di Mao”, tutto questo tanto dentro quanto fuori dai Twang. Nel corso degli anni, abbiamo conosciuto molte persone, nostri coetanei, provenienti da un percorso simile al nostro: i nostri “fratelli” Zyp, gli High Sergeants, gli Psychokiller, gli Electric Circus, gli Yellow Traffic Light, gli Agherdoss, gli Zagara, Karin & The Ugly Barnacles... e potremmo continuare!

News, live in programma, appuntamenti.

In questo momento, mentre ti rispondiamo, ci stiamo preparando per esibirci il 28 Luglio a Venaus, al Festival Alta Felicità, consigliamo a tutti di venire, ci sarà un esercito di artisti interessanti! Inoltre, verso metà Ottobre, parteciperemo alla rassegna “Tavagnasco Rock 2018”, e abbiamo intenzione, nell'arco dei prossimi mesi, di organizzare autonomamente una nuova data a teatro. Nel frattempo, stiamo lavorando alacremente alla realizzazione del secondo videoclip tratto da “Nulla si può controllare”, basato su un brano a noi e non solo a noi, fortunatamente molto caro: “La legge del più forte”.

 

Federica Monello

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