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Politica | venerdì 10 agosto 2018, 17:02

Carcere di Torino, lasciati scadere i procedimenti disciplinari dei detenuti

Lo annuncia il sindacato degli agenti di polizia penitenziaria Osapp

 

Casa Circondariale di Torino Lorusso e Cutugno, sono stati lasciati scadere, per decorrenza termini (per non aver provveduto ad alcuna iniziativa da parte della Direzione del carcere), circa il 70% dei procedimenti disciplinari istaurati nei confronti dei detenuti per legittima iniziativa del personale di Polizia Penitenziaria in ordine a comportamenti contrari ai regolamenti interni nonché riguardanti attività e/o azioni in violazione delle regole afferenti l’ordine e la legalità interni alla struttura.

A dare la notizia è l’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) per voce del Segretario Generale Leo Beneduci che aggiunge: “Tale situazione è ancora più grave qualora si consideri che a fronte di così evidente lassismo adottato nei confronti dei detenuti, a loro volta, i procedimenti disciplinari istaurati nei confronti del personale di Polizia Penitenziaria sono tutti puntualmente seguiti e comportano nella maggior parte dei casi sanzioni di notevole severità.

Il fenomeno del ‘laisse faire’ in tema di azioni disciplinari nei confronti dei detenuti - indica ancora il leader dell’Osapp - di cui il carcere di Torino è la triste punta di diamante, rappresenta una delle peggiori caratteristiche dell’attuale sistema penitenziario Italiano con risultati deleteri che trascendono la sicurezza e i risultati interni agli istituti di pena per investire l’intera convivenza nella società civile.

Si consideri infatti che non solo viene sminuita o del tutto denegata la funzione (e la dignità lavorativa) del personale di Polizia Penitenziaria ma il non agire disciplinarmente nei confronti dei detenuti quando le regole vengono gravemente violate e, magari, i comportamenti diventano violenti, introduce nel sistema quella impunità che invoglia, invece che inibire, consimili comportamenti come l’incremento di eventi critici nelle carceri italiane sta di fatto dimostrando".

"Ben diverso sarebbe – conclude Beneduci – se a fronte di così evidenti difformità nei comportamenti delle Direzioni degli Istituti dalle norme vigenti sussistesse una qualche azione, intesa al ripristino delle condizioni di legittimità e/o di legalità da parte dei Provveditori Regionali a ciò deputati anche in ragione di retribuzioni mensili di notevole entità ma, in Piemonte – Liguria – Valle d’Aosta, come in altre regioni tali figure rappresentano, soprattutto negli ultimi anni, quanto di più evanescente possa esistere in una pubblica amministrazione e, inutile dirlo anche in questo caso in sede amministrativa e/o politica nessuno da Roma interviene".

 

c.s.

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