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Attualità | 20 agosto 2018, 07:00

Dal Cinema Statuto di Torino a Genova: la regola del silenzio

Il 13 febbraio 1983 ero in via Cibrario a Torino quando bruciò il cinema Statuto con 64 vittime. 35 anni dopo sono stato sotto il viadotto di Genova e davanti all'ospedale dove venivano portati i feriti

Dal Cinema Statuto di Torino a Genova: la regola del silenzio

Il 13 febbraio 1983 ero in via Cibrario a Torino quando bruciò il cinema Statuto con 64 vittime. 35 anni dopo sono stato sotto il viadotto di Genova e davanti all' ospedale dove venivano portati i feriti. Durante questi anni ho seguito le vicende della scuola Darwin di Rivoli e della morte dello studente Vito Scafidi, delle tante alluvioni che hanno flagellato il  Piemonte, e anche sotto il crollo del ponte di Fossano. Una sola cosa ho imparato da queste tragedie, il valore del silenzio.

Di fronte a un popolo di giudici, ingegneri, architetti, esperti.... Io mi chiudo nel silenzio. Per rispetto delle vittime, dei famigliari, dei feriti. Non servono parole, per raccontare la tragedia basta far scorrere le immagini, i volti, il disastro. Tutto il resto è superfluo. Ed è  pura arroganza quella di chi sputa sentenze di fronte alle macerie fumanti. Ancora di più per chi lo fa in poltrona con un telefonino o davanti alla tastiera del computer.

Sento però il dovere di aggiungere due parole.

La prima è GRAZIE. Per tutti quelli che hanno speso fino all'ultima goccia di energia per offrire un aiuto: Vigili del fuoco e forze dell' Ordine, volontari e Protezione civile, medici e infermieri, ragazzi che sono arrivati in ospedale per donare il sangue. In silenzio, senza tanti proclami hanno veramente dato una mano.

La seconda è SPERANZA. Dopo la tragedia dello Statuto cambiarono le leggi sulla sicurezza dei locali pubblici. Se oggi entriamo in un cinema, in un ristorante con tranquillità, lo dobbiamo anche al martirio di quelle 64 vittime. Bisogna per forza piangere i morti per cambiare le cose? In Italia pare proprio di sì.

Beppe Gandolfo

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