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Immortali | 22 agosto 2018, 07:57

Si cambia marcia?

"Parlare di zona UEFA non dovrebbe essere né blasfemo né iettatorio, anzi. Porsi un obiettivo è quello che tutte le realtà serie fanno, dando la reale dimensione delle proprie ambizioni e, in caso di fallimento, rispondendo del proprio operato"

Si cambia marcia?

Si è conclusa senza il temuto “colpo della strega”, quello che ti lascia piegato in due dal dolore ed impossibilitato a intraprendere qualsiasi azione senza provocare sofferenza, il mercato granata 2018, sessione estiva. Salvo sorprese causate da offerte provenienti dai mercati esteri ancora aperti, nessuno dei giocatori potenzialmente a rischio, ovvero Sirigu, Belotti e Falque, hanno svestito la casacca granata. Di contro va detto che la vestono ancora, ma come separati in casa, visto che l'allenatore non li vede, come si suol dire, Niang e Ljajic, che sono due voci pesanti nel bilancio granata, sia per il potenziale valore che per lo stipendio.

Sono arrivati, alcuni in acquisto, altri in prestito con riscatto fissato, tanti buoni giocatori e qualche nome altisonante, di quelli che dovrebbero vertiginosamente innalzare il livello tecnico e qualitativo della rosa a disposizione del mister, anche se molti casi ci hanno insegnato che non sempre undici campioni formano una squadra.

Una novità non da poco, considerando che le ultime sessioni estive si erano concluse con dolorose cessioni dell'ultima ora che avevano lasciato l'amaro in bocca e minato la credibilità presidenziale, già non particolarmente brillante, visti i risultati sportivi e alcune questioni collaterali, prima fra tutti la condotta tenuta nella questione Filadelfia.

Ci sono quindi buoni motivi per sperare, visto che a quanto pare Mazzarri è stato accontentato su tutta la linea, per la lista della spesa presentata in società, su un campionato finalmente di buon livello, che superi la fatidica soglia dell’inverno, che in passato fu fatale a Napoleone e Hitler, oltre a diversi allenatori, stroncando le loro ambizioni offensive.

Parlare di zona UEFA non dovrebbe essere né blasfemo né iettatorio, anzi. Porsi un obiettivo è quello che tutte le realtà serie fanno, dando la reale dimensione delle proprie ambizioni e, in caso di fallimento, rispondendo del proprio operato.

D'altronde, con un mercato che a detta del presidente stesso è stato il più oneroso ed attivo di sempre, con un passivo marcato, dell’ordine di circa quaranta milioni, secondo Tuttosport che ha fatto i conti in tasca a Cairo pubblicando una tabellina dettagliata di entrate ed uscite, sarebbe ridicolo nascondersi dietro un dito e non dire, con chiarezza, che finalmente si vuole fare il tanto atteso salto di qualità che da quindici anni attendiamo, dopo il fallimento e la rinascita.

Cairo, da buon comunicatore, ha sottolineato come mai come quest'anno abbia speso, ma la cosa dovrebbe suonare di biasimo per non averlo fatto prima, visti gli introiti delle campagne acquisti/cessioni degli anni passati e sopratutto vista la pochezza del campionato di serie A, in cui il livello è in netto ribasso, rispetto ad anni in cui la lotta per i posti che contavano era serrata ed estesa a più squadre e con meno posti a disposizione di quanti ce ne siano ora.

Insomma, perdere l'ennesimo treno per l'Europa, sarebbe un delitto imperdonabile.

La prima gara casalinga, con la Roma, non ha avuto un finale felice, un po' per la superiorità dei capitolini ed un po' per inferiorità, rispetto ad uno standard accettabile, dell’arbitraggio, che anche in questo primo impegno stagionale ha dato preoccupanti segnali di continuità con un infausto passato. Ma il campionato è ancora lungo e gli arbitri non devono diventare una scusa per giustificare eventuali fallimenti sportivi.

Giocarsela con impegno e senza timori verso nessuno, ecco quello che dovrebbe essere il credo calcistico granata, come da tradizione ormai obsoleta e poco praticata negli ultimi anni, ed i risultati arriveranno.

Milano, sponda Inter, ferita nell’orgoglio a Sassuolo, non è il luogo migliore per ripartire, ma il calendario ci propone quello e forse, per tirare fuori il carattere e dimostrare quel che realmente valiamo, non c'è modo migliore.

Domenico Beccaria

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