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Eventi | giovedì 13 settembre 2018, 17:27

Salone Libro, Lagioia: "Io via? Assolutamente no. Sento un forte senso di responsabilità"

Sulle dimissioni di Bray da presidente: "Mi dispiace, con lui ho lavorato molto bene"

Salone Libro, Lagioia: "Io via? Assolutamente no. Sento un forte senso di responsabilità"

"Siamo forse dei pazzi? Siamo forse degli eroi? No. Sentiamo solo, molto forte, il senso di responsabilità". Lo ha scritto su Facebook Nicola Lagioia, direttore editoriale del Salone del Libro di Torino, riguardo le ultime notizie sulla kermesse letteraria.

“Massimo Bray ha deciso di lasciare la presidenza del Circolo dei Lettori, la struttura a cui il Comune di Torino e la Regione Piemonte stanno dando l'incarico di organizzare il Salone del Libro”, ha spiegato. “Mi dispiace molto, con Bray abbiamo lavorato bene, rispetto i suoi 'motivi personali', non so bene quali siano, ma capisco eventualmente che lo stress di questi due anni, così pieni di ostacoli, possa non essere stato un compagno di viaggio ideale. Ma ovviamente il Salone non si ferma”.

Lagioia ha poi voluto ripercorrere l'intera vicenda. “Ci hanno chiamato a occuparci del Salone quando il Salone veniva dato per finito, con molti editori che erano già migrati verso la fiera di Milano. A Torino molti in città ritenevano fosse una missione impossibile. In due anni (lavorando giorno e notte) abbiamo totalmente ribaltato la situazione e i pronostici. Il Salone ha fatto numeri da record. Gli editori che erano andati via sono tornati. Della qualità del programma culturale hanno parlato anche all'estero. Da non trascurare ovviamente anche la ricaduta economica in città di una manifestazione che mobilita quasi 200mila persone: ristoranti, alberghi, taxi, e tutto ciò che è legato al turismo”.

“Avevo chiesto alla sindaca di Torino Appendino, al presidente della Regione Chiamparino e a Bray, per riuscire in questa impresa così complicata, una sola condizione: che la squadra del Salone fosse totalmente indipendente, e potesse lavorare in assoluta autonomia, rispondendo solo a logiche culturali. Quella fiducia che chiedevamo ce l'hanno data. Non era affatto scontato. E noi (credo e spero) abbiamo ricambiato. Detto ciò, ci siamo trovati in una complicata situazione di transito. La vecchia Fondazione che aveva organizzato il Salone nei 20 anni precedenti, gravata dai debiti passati, era in liquidazione. Questo voleva dire che il marchio passava in mano al liquidatore (che lo avrebbe rivenduto), e noi che lavoriamo al Salone ci saremmo trovati temporaneamente senza un contratto in attesa che tutte le procedure burocratiche (che non sono finite) ci facessero transitare da una struttura all'altra. Questo significa che a giugno ci siamo trovati senza contratti, dunque senza stipendi, e con gli asset (marchio ecc.) da recuperare”.


“Ci siamo messi subito a lavorare – conclude Lagioia – senza contratti, senza stipendi e senza niente. Abbiamo cominciato a contattare editori, autori, a incontrare a fare riunioni su riunioni su riunioni. E in questo momento l'edizione del 2019 ha già un tema, dei sottotemi, un paese ospite, un'articolazione che, per diventare operativa, aspetta appunto che Comune e Regione completino l'iter burocratico”.

“Vorrei dunque rassicurare tutti. Anche quelli che (ieri) hanno scritto sui giornali che io sarei tentennante. Ma proprio per niente. Siamo dunque dei pazzi? Siamo dunque degli eroi? No, sentiamo semplicemente, molto forte, il senso di responsabilità. Il Salone è un patrimonio nazionale, un patrimonio europeo, negli ultimi anni è diventato anche un formidabile laboratorio culturale, è la più importante fiera dell'editoria di un paese in cui si legge poco, perderlo significherebbe creare un danno enorme a Torino e all'Italia della cultura e dell'editoria, e per tutta la vita non saremmo stati in pace con la coscienza se avessimo mollato in un momento di difficoltà”.

r.g.

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