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Cronaca | venerdì 14 settembre 2018, 11:33

Marchionne, Nosiglia: "Dal fratello Sergio la lezione per una Torino che non deve perdere la speranza" (VIDEO)

La parabola dei Talenti come scelta nelle letture: "Non bisogna aver paura del nuovo, dobbiamo porci obiettivo ambiziosi. Proprio come la nostra città, che deve sollevarsi dalla rassegnazione, avvicinando centro e periferia, chi sta bene e chi sta male"

La navata centrale è gremita di personaggi importanti, in giacca e cravatta o in abito femminile elegante. Nelle navate laterali, sono a decine gli operai in rappresentanza dei vari stabilimenti del mondo FCA (Jeep, Alfa Romeo, Iveco, FTP Powertrain e altri ancora), vestiti con la tuta da lavoro. Alcuni con i capelli bianchi, altri decisamente più giovani.

Sono queste le due dimensioni all'interno delle quali si muoveva la figura professionale e umana di Sergio Marchionne, ex amministratore delegato di FCA, ricordato oggi nel duomo di Torino a 52 giorni dalla sua morte, avvenuta in una clinica Svizzera dopo un'operazione alla spalla. Non mancano le persone comuni, stipate nella navata opposta rispetto a quella in cui si trovano gli operai e i media. Nelle prime file, accanto alle autorità, anche i rappresentanti delle forze dell'ordine.

Tra i presenti, anche esponenti dei mondi paralleli a FCA, come Ferrari (c'è l'ex Jean Todt) e Juventus (con Massimiliano Allegri, Giuseppe Marotta, Pavel Nedved e Giorgio Chiellini).

A celebrare la funzione, l'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, che cita la parabola dei Talenti, senza dubbio una delle più complesse nell'interpretazione, di tutti i testi sacri. "La morte colpisce tutti, giovani e anziani, ricchi o poveri, famosi o meno. Ma quando raggiunge persone che ricoprono ruoli di rilievo, sono tante le domande. Se tutto sfocia nella morte, è davvero utile impegnarsi tanto se al massimo può arrivare un posticino nei libri di storia?".

E ancora: "I ricchi sembrano sempre condurre una vita senza problemi, agli occhi di tutti noi. Ma quando poi arriva una malattia e quindi la morte possiamo immaginare la solitudine e il tormento che colpisce tutti. Ognuno di noi è nelle mani di Dio, questa è l'unica certezza. E vogliamo ringraziare Dio di averci donato Sergio Marchionne, uomo ricco di doti e talenti, datigli da un padrone che come nel Vangelo gliene chiederà conto".

E proprio il Vangelo vede punito il servo che il talento lo nasconde e lo tiene per sé, senza condividerlo con gli altri. "È in questa prospettiva che facciamo memoria del nostro fratello Sergio, il suo coraggio anche spregiudicato a volte, ma anche l'impegno, lo studio e il duro lavoro. Doti che ha saputo mettere a frutto".

"Gli è stato assegnato il compito, nel momento più difficile di rilanciare la fabbrica e ricostruire il rapporto con la città, con la metropoli. Ci ha insegnato a non aver paura del nuovo, a puntare traguardi impossibili e senza accontentarsi mai. Porsi obiettivi ambiziosi, con quella speranza di cui Torino ha bisogno per scuotersi dalla sia rassegnazione. E poi bisogna abbattere le distanze tra centro e periferia, tra chi sta bene e chi sta male".

Massimiliano Sciullo

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