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Immortali | mercoledì 10 ottobre 2018, 07:00

Generosità Granata 2

Si era da pco conclusa la partita tra il suo Torino e la Sampdoria, con una vittoria numericamente netta, ma più sofferta di quanto dicesse il risultato: ricordando Gigi Meroni, a 51 anni da quella tragica e prematura scomparsa

Generosità Granata 2

Si era da pco conclusa la partita tra il suo Torino e la Sampdoria, con una vittoria numericamente netta, ma più sofferta di quanto dicesse il risultato. C'era voluta una tripletta di Combin, “la foudre”, oltte a un goal di Moschino, per piegare i blucerchiati mai domi, che per due volte, con Francesconi e Vieri, avevano ottenuto un provvisorio pareggio. Solo nel secondo tempo i granata erano riusciti ad affermarsi.

Nella squadra di casa aveva anche fatto il suo esordio in A un giovanotto promettente, tale Aldo Agroppi, toscano di Piombino. Insomma, gli ingredienti per far festa c'erano tutti è festa era stata. Mondino Fabbri, allenatore riciclato da Pianelli dopo il tonfo ai mondiali contro la Corea, aveva concesso la libera uscita e Gigi ne aveva approfittato per una cena con l'amico Poletti.

Poi il rientro a casa e l'inimmaginabile che attenga dietro l'angolo. Mentre attraversano la strada, un’auto urta Gigi e lo fa cadere contro una seconda che sopravviene in senso contrario. L’urto è fatale.

È domenica 15 ottobre 1967 e a soli ventiquattr'anni se ne va Luigi Meroni, detto Gigi, uno dei maggiori talenti del calcio italiano di quel periodo.

Sono passati cinquantuno anni e lui è ancora nei cuori di chi lo ha visto scivolare sull'erba dei campi di calcio, come in quelli di chi di lui ha solo sentito parlare o lo ha visto nelle immagini dell’epoca, poche e scolorite.

Di lui, al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, abbiamo molto.

Tutte le maglie da lui indossate in carriera, dalla Libertas Como alla Nazionale, passando per Como, Genoa e Torino, ovviamente. La maglia rossoblu dei grifoni liguri, non è la sua, ma è come se lo fosse. Con semplicità e generosità, ce l'ha donata il suo compagno di stanza degli anni genovesi, Natalino Fossati, che dal Genoa approdò al Torino con Gigi, per rimanerci a lungo. Ci sono le sue foto più belle del periodo con Cristiana, l'amore entusiasmante della sua vita, una storia che merita di essere raccontata con calma, in altra occasione. C’è anche un suo dipinto, perché la pittura era una delle sue passioni, con cui esprimeva l'arista che era in lui.

E infine c'è anche la sua Balilla, comprata per pochi soldi, recuperata dal pollaio dove giaceva abbandonata e rimessa a nuovo, ovviamente secondo i suoi bizzarri ed eccentrici gusti.

Dopo essere rimasta a lungo in un garage di Como, gelosamente custodita dai suoi amici, la famiglia l'ha affidata al museo in occasione della mostra su Gigi da noi realizzata nel 2009 e li è rimasta. Ma lo scorso anno, la famiglia ha deciso di cederla ed ha offerto al museo una prelazione per l'acquisto. Come ben sapete, il museo vive di volontariato e francescana povertà e sicuramente non aveva i fondi per un acquisto così oneroso, trentamila euro.

Ma se da una parte le casse sociali vuote inducevano alla prudenza, dall’altra l’importanza del cimelio spingeva ad osare. Sondato il terreno alla vana ricerca di un mecenate amico che ci aiutasse, non restava che andare in banca e accendere un mutuo e così abbiamo fatto.

Ma il mutuo va pagato e noi contavamo nell’aiuto del Popolo Granata, che non si è fatto attendere. Le offerte sono arrivate, ma, superato il primo momento di euforia, la fonte di tanta generosità si è inaridita.

Eccomi quindi oggi qui, a rinnovare la chiamata alle armi di tutti quelli che hanno Gigi nel cuore. È possibile contribuire al pagamento del mutuo con una donazione, anche di minimo importo, con un bonifico sul conto corrente bancario dedicato, aperto presso UBI Banca, IBAN IT10S0311133220000000000238 oppure recandosi presso il Museo, negli orari di apertura con un versamento in contanti.

Grazie anticipatamente di quanto vorrete fare per questa causa e per dimostrare ancora una volta,  manco ce ne fosse bisogno, che il vecchio cuore granata batte sempre forte e le mani di chi lo ha forte e pulsante nel petto, sanno anche arrivare al portafoglio, quando serve...

Domenico Beccaria

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