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Cronaca | giovedì 11 ottobre 2018, 10:39

Un “toret” granata per Bruno Neri, il calciatore partigiano che disse no al fascismo

È la proposta di Augusto Montaruli (LeU) in Circoscrizione 8: intitolare all'atleta la fontanella che si affaccia su piazzale San Gabriele di Gorizia, a indicare il nuovo stadio Filadelfia

Un “toret” granata per Bruno Neri, il calciatore partigiano che disse no al fascismo

Una storia di sport, coraggio e fedeltà ai propri ideali, racchiusa nel cuore granata ma diventata parte integrante della “torinesità” più orgogliosa. Quella di Bruno Neri è una figura esemplare non solo per la comunità di tifosi riuniti attorno allo stadio Filadelfia: il suo netto rifiuto al regime fascista e la sua militanza da partigiano segnarono il destino della città tutta, nel segno della resistenza e del coraggio.

Per questo in Circoscrizione 8 il consigliere Augusto Montaruli, capogruppo LeU, ha presentato una mozione per intitolare al calciatore il “toret” di piazzale San Gabriele di Gorizia, dipingendolo color granata. Una posizione strategica a indicare il nuovo stadio da poco riqualificato, e per questo degna di essere valorizzata da una targa illustre. La richiesta vuole simbolicamente mettere in luce tutti quei calciatori militanti che, come spiega Montaruli, “non presero mai la tessera del partito fascista” e, come Neri, “quando chiamati in nazionale si rifiutavano di fare il saluto romano”. È celebre, infatti, una foto del 1931, durante l'inaugurazione dello stadio fiorentino "Giovanni Berta", che lo raffigura col braccio abbassato, a differenza dei suoi compagni impegnati a rendere omaggio alle autorità del regime.

Terzino destro e poi mediano, esordì a 16 anni con la maglia della sua città, il Faenza. Nel 1929 venne acquistato dalla Fiorentina, per poi passare al Torino nel 1937, dove rimase per tre stagioni prima di lasciare la carriera agonistica nel '40.

Già nel corso dell'esperienza calcistica dimostrò sempre disapprovazione verso il Duce. Si avvicinò poi agli ambienti antifascisti grazie al cugino, e, dopo l'armistizio di Cassibile del 3 settembre 1943, si arruolò tra le file della Resistenza. Vicecomandante del Battaglione Ravenna con nome "Berni", era dislocato a ridosso della Linea Gotica. L'attività partigiana non gli impedì tuttavia di tornare a indossare gli scarpini: partecipò, infatti, al Campionato Alta Italia 1944 con la maglia del Faenza. Cadde in uno scontro con i nazisti il 10 luglio 1944 sull'Appennino tosco-romagnolo. Due anni dopo il consiglio comunale di Faenza gli intitolò lo stadio Comunale della piazza delle Armi.

“Crediamo – spiega Montaruli – che i simboli possano servire a ricordare e indicare luoghi importanti dal punto di vista storico e sentimentale. Una sorta di luoghi del cuore di una comunità, in questo caso quella che gravita attorno a uno stadio leggendario come leggendaria la squadra del Grande Torino”. 

Manuela Marascio

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