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Cultura e spettacoli | 14 ottobre 2018, 08:53

Caffè letterari, lunedì 15 il via al terzo ciclo del 2018

L'inaugurazione, domani, spetta a Sveva Casati Modignani e al giornalista Bruno Quaranta

Caffè letterari, lunedì 15 il via al terzo ciclo del 2018

Il terzo ciclo de “Caffè Letterari 2018”, il programma degli Eventi Culturali del Centro Congressi Unione Industriale Torino, dedicato all’incontro-confronto con autorevoli scrittori italiani e stranieri, inizierà lunedì 15 ottobre, alle ore 15,00. Il ciclo è organizzato con il contributo di Lavazza e Società Reale Mutua Assicurazioni, il patrocinio della Regione Piemonte, Camera di Commercio e Città di Torino.

Sveva Casati Modignani ed il giornalista Bruno Quaranta inaugureranno il ciclo con la presentazione del nuovo romanzoSuite 405”, edito da Sperling e Kupfer.

Autrice amatissima della narrativa contemporanea, “I miei romanzi parlano di amore come di tradimenti, di passioni anche lavorative, di successi e delusioni, esattamente quelle che ti succedono nella vita”, così Sveva Casati Modignani parla dei suoi libri. Un'auto di lusso sfreccia nella notte lungo l'autostrada che collega Roma a Milano. A bordo c'è il conte Lamberto Rissotto, che possiede un'importante industria metallurgica e la dirige con sapienza, nonostante le difficoltà legate alla crisi economica del Paese. L'uomo ha fretta di rincasare per chiudere immediatamente ogni rapporto con la bellissima moglie Armanda, perché ha appena scoperto la sua ultima imbarazzante follia. A mitigare la cupezza del suo stato d'animo c'è il recente ricordo del fuggevole incontro con una sconosciuta “molto giovane, molto bella, di gran classe” che si è stupidamente lasciato sfuggire. Nella notte, un altro uomo viaggia lungo la stessa autostrada da Sud a Nord, solo, sulla sua utilitaria impolverata: è Giovanni Rancati, sindacalista. Ha percorso chilometri per incontrare gli operai che tanto ama, per condividerne le preoccupazioni e difenderne il futuro. A Milano l'attende la sua compagna, Bruna, che fa la parrucchiera e dopo anni di sacrifici è riuscita ad aprire un negozio tutto suo. Insieme vivono in un quartiere popolare, uno di quelli in cui le case di ringhiera mettono in piazza gioie e dolori di ognuno, una realtà in cui si fatica ad arrivare a fine mese e un sogno può costare i risparmi di una vita. Lamberto e Giovanni rappresentano due mondi opposti e lontani, ma le loro strade finiranno per incrociarsi, un po' per necessità e un po' per caso. Dal loro incontro nasce un avvincente intreccio di destini in cui si rispecchia l'Italia di oggi, ancora divisa da contraddizioni e lotte sociali, ma unita da un profondo e assoluto bisogno di giustizia e amore.

Lunedì 22 ottobre, alle ore 15,00, Sergio Rizzo, autore e vice direttore di Repubblica, insieme al giornalista Salvatore Tropea, presenterà “02.02.2020 La notte che uscimmo dall’euro”, edito da Feltrinelli. In quest’opera ambientata nel prossimo futuro, Sergio Rizzo immagina  in una domenica di febbraio l’uscita del nostro Paese dalla moneta unica. Con uno scenario politico e sociale fantascientifico. 2 febbraio 2020. È tutto pronto, il grafico incisore che ha avuto dal ministro dell'Economia l'incarico di disegnare la Lira Nuova ha finito, il punto di verde è perfetto. Banconote e monete verranno messe in circolazione a partire dalla mezzanotte. In ossequio al credo nazionale sono stati abbandonati i poeti, gli artisti e gli scienziati: al loro posto le immagini degli eroi popolari e i martiri del governo sovranista. Il governo è in carica da un anno e mezzo, e ormai la maggioranza è costituita da un partito unico, il Psi - Partito sovranista italiano. Per tener fede alle promesse elettorali il Psi ha fatto saltare i conti pubblici. Così non c'è altro da fare che andare fino in fondo: mettere in atto il piano B, uscire dall'euro. Intanto la speculazione internazionale è già preparata e le corazzate finanziarie sono pronte ad affossare l'Italia. E fra chi scommette contro il Paese c'è anche un politico importante, che ha un ruolo di rilievo nell'operazione Morris, com'è stata battezzata in codice. La mattina del 3 febbraio, la nuova valuta crolla in poche ore mentre le Borse vanno a picco. Le banche hanno bloccato i bancomat, la fuga di capitali è immediata e imponente. L'inflazione comincia a galoppare. I tassi d'interesse esplodono, le imprese indebitate dichiarano bancarotta, i mutui vanno alle stelle. Il potere d'acquisto dei salari è divorato dall'impennata dei prezzi, la disoccupazione tocca livelli astronomici, la povertà dilaga. Il paese è in ginocchio. L'Italia sembra uscita da un'altra guerra mondiale. L'unica soluzione è emanare un decreto per vendere i monumenti agli stranieri. I cinesi offrono 100 miliardi di euro per il Colosseo e i russi si prendono Pompei in cambio merce: le forniture di gas naturale all'Italia per 25 anni. Non basterà. Ma neppure si potrà tornare indietro. Il racconto di un'Europa in cui non esistono più scenari impossibili.

Lunedì 29 ottobre, alle ore 15.00, Carmine Abate, già vincitore del Premio Campiello nel 2012, dialogando con Alberto Sinigaglia, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, presenterà in anteprima “Le rughe del sorriso”, edito da Mondadori. Sahra si muove nel mondo con eleganza e fierezza ed è accesa, sotto il velo, da un sorriso enigmatico, luminoso. È una giovane somala che vive con la cognata Faaduma e la nipotina Maryan nel centro di seconda accoglienza di un paese in Calabria. Finché un giorno sparisce, lasciando tutti sgomenti e increduli. A mettersi sulle sue tracce, "come un investigatore innamorato", è il suo insegnante di italiano, Antonio Cerasa, che mentre la cerca ne ricostruisce la storia segreta e avvincente, drammatica e attualissima: da un villaggio di orfani alla violenza di Mogadiscio, dall'inferno del deserto e delle carceri libiche fino all'accoglienza in Calabria. Anche quando tutti, amici compresi, sembrano voltargli le spalle, Antonio continua con una determinazione incrollabile la sua ricerca di Sahra e di Hassan, il fratello di lei, geologo misteriosamente scomparso. Dopo aver raccontato l'emigrazione italiana in Europa e nel mondo, Carmine Abate affronta di petto la drammatica migrazione dall'Africa verso l'Italia e lo fa con un romanzo corale e potente. Sahra, la giovane somala che anima il romanzo con la sua presenza è un personaggio memorabile, destinato a rimanere definitivamente nella galleria dei grandi personaggi letterari femminili.

Lunedì 5 novembre, alle ore 15.00, i Giudici Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte, dialogando con il giornalista Ettore Boffano, presenteranno “La verità sul processo Andreotti”, edito da Laterza. “Assolto! Assolto! Assolto!” Parole urlate a piena gola in un telefonino, sottolineate con un energico pugno sul tavolo, in mezzo ad una folla di microfoni e telecamere, da un avvocato in toga raggiante di felicità. Era Giulia Bongiorno, nell’atto di comunicare al suo cliente l’esito di un processo. Tanta esultanza dipendeva dal fatto che il suo cliente non era un imputato “qualunque”, ma Giulio Andreotti: l’uomo politico più potente dei primi quarant’anni della Repubblica italiana. Il libro nasce dall’esigenza di volere chiarire probabili dubbi su quella che è stata la “cosiddetta” assoluzione di Andreotti. Molti cittadini italiani, in perfetta buona fede reputano che il senatore Andreotti sia stato assolto, ma questo è ciò che si è voluto fare credere. Vi è stata una massiccia campagna mediatica in questa direzione anche grazie a trasmissioni televisive senza alcun contraddittorio. Il sette volte presidente del Consiglio ne è uscito pertanto immacolato e non sono mancate le congratulazioni anche da parte di magistrati e di alte cariche dello Stato ad Andreotti per essere uscito finalmente “da un lungo calvario”. Un colpo di genio dettato da una disinformazione diffusa per un reato commesso, ma estinto per prescrizione come recita testualmente il dispositivo della sentenza.

Lunedì 12 novembre, ore 15.00, la vincitrice del Premio Strega 2018, Helena Janeczek, dialogando con Tarcisio Mazzeo, Responsabile TgR Rai Piemonte, presenterà “La ragazza con la Leica”, edizione Guanda. Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l'amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l'irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt'altro motivo, a dare l'avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l'ascesa del nazismo, l'ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l'ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

Il ciclo si concluderà lunedì 19 novembre, ore 15, con Giorgio Caponetti che dialogando con la storica dell’arte, Arabella Cifani e Cesare Martinetti, già vice direttore de La Stampa, presenterà Il Grande Gualino. Vita ed avventure di un uomo del Novecento”, edito da Utet. Imprenditore spregiudicato e raffinato mecenate, elegante viveur e lungimirante affarista, colto, piratesco, sottile, avventuroso. Riccardo Gualino ha segnato il secolo scorso come pochi altri hanno saputo fare. Nato sul finire dell'Ottocento da una ricca famiglia biellese, fin da subito Gualino rivela un'incrollabile determinazione. Dapprima commerciante di legname, presto la sua ambizione lo conduce a un crescendo di imprese sempre più grandiose. Acquisisce banche; in società con Giovanni Agnelli fonda la SNIA, diventa azionista di riferimento e vicepresidente della Fiat, lancia i filati artificiali, ha interessi nel settore chimico e in quello alimentare. Il nome Gualino diventa noto in tutto il mondo: nel 1928 è inserito nella rosa dei cinque uomini più ricchi d'Europa. La sua ascesa è vertiginosa e le sue cadute fragorose. Le sue idee degne di un visionario: nel 1914 acquista un enorme terreno sulle rive della Neva, determinato a costruire una nuova San Pietroburgo ricalcata sul profilo di Manhattan. La Rivoluzione d'Ottobre manderà a monte il progetto, ma non fermerà la sua fame di affari. Non ci riuscirà neppure il tracollo economico del '29, né l'accanimento di Mussolini che lo confina a Lipari. Gualino è uno di quei rari talenti in grado di capire il flusso del tempo, di prevedere la modernità: lo troviamo, dopo la caduta, a capo della pionieristica Lux, che nel dopoguerra produce i film di Visconti e Lattuada avvalendosi anche dei giovani Carlo Ponti e Dino De Laurentiis. Al suo fianco c'è sempre Cesarina che condivide con lui una lunghissima vita piena di viaggi, incontri e amicizie memorabili: tra gli altri, ci imbattiamo in D'Annunzio e Gobetti, Nijinskij, Solomon Guggenheim, Curzio Malaparte, Winston Churchill, i Kennedy, Liz Taylor, Luchino Visconti. Lui e Cesarina, appassionati di tutte le arti, dall'architettura alla danza, alla musica, alla pittura, costruiranno castelli e teatri, daranno vita a splendide stagioni di eventi e acquisteranno una strabiliante raccolta di capolavori, da Botticelli a Modigliani: una parte di essi costituiranno la "Collezione Gualino", patrimonio della Galleria Sabauda di Torino. Una vita come un romanzo, che Giorgio Caponetti racconta con la vivacità dell'improvvisazione jazz e con l'andamento di una partitura sinfonica, consegnandoci lo scintillante ritratto di un'epoca irripetibile.

c.s.

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