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Economia e lavoro | 14 ottobre 2018, 15:55

Al lavoro, è Torino la provincia più "produttiva" di tutto il Piemonte

Secondo i calcoli Istat si realizza all'ombra della Mole il maggior "valore aggiunto". Cuneo è terza dietro Alessandria. E i servizi hanno un apporto decisamente superiore alla manifattura. De Santis (Confartigianato): "Ormai si lavora sempre di più per conto terzi"

Al lavoro, è Torino la provincia più "produttiva" di tutto il Piemonte

E’ Torino la città che, in Piemonte, detiene il primato della produttività di addetti e imprese. Secondo i numeri divulgati dall'Istat, infatti, ogni dipendente che nel capoluogo regionale viene impiegato nelle aziende della manifattura, delle costruzioni e dei servizi, produce di media 50.659 euro di valore aggiunto. Al contrario, è Biella la città con l’indice di produttività più basso del Piemonte con 37.452 euro per dipendente. Una differenza tra i due centri di ben 13.207 euro.

La classifica completa, detto della città della Mole, vede Alessandria al secondo posto (48.731 ogni addetto), mentre il terzo gradino del podio viene occupato da Cuneo (48.475). Seguono quindi Novara (47.040), Verbania (40.608), Asti (38.519), Vercelli (37.861) e, come detto, fanalino di coda Biella (37.452).

A livello nazionale, su 116 capoluoghi di provincia ed ex provincia, Milano è prima per produttività nel totale dei settori, con un valore aggiunto per addetto pari a 70.547 euro. A ruota arrivano Bolzano con 68.902 euro, Siena con 60.133 euro. Torino si classifica al 16esimo posto, Alessandria al 24esimo, Cuneo al 26esimo, Novara al 29esimo, Verbania al 53esimo, Asti al 64esimo, Vercelli al 68esimo e Biella al 73esimo posto.

Dall’analisi poi emerge come, anche in Piemonte, così come nel resto dell’Italia, il valore aggiunto dei “Servizi” sia di molto superiore rispetto a quello prodotto dalla “Manifattura e Costruzioni”. A Torino nel caso dei  “servizi” si arriva a 11 miliardi e 469milioni di euro, contro i quasi 4 miliardi della “manifattura”.

 “La produttività di una impresa, –  afferma Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino – dipende soprattutto dalle condizioni in cui essa riesce a operare. Ad incidere sono soprattutto le infrastrutture, la formazione, la competitività e le opportunità per innovare  macchinari e tecnologie”.

Quanto alla differenza tra i vari settori, De Santis fa notare come "Sono numeri che fanno molto pensare: a Torino il peso del valore aggiunto dei “servizi” è circa 3 volte superiore a quello della “manifattura". Ciò dimostra come la produzione di beni si sia rarefatta ed è da imputare al fatto che una serie di imprese micro fanno sostanzialmente prestazione di manodopera e non lavorano manufatti propri, ma per conto terzi. Per quanto riguarda le costruzioni occorre evidenziare che incide in modo molto negativo sullo stato di salute del comparto, la completa immobilità delle stazioni appaltanti pubbliche. E senza produzione di beni oltre a essere costretti a importare tutto, significa che tantissime imprese, a cominciare da quelle  dall’autotrasporto, fino a quelle che trasformano le materie prime in beni pronti da vendere, potrebbero essere costrette a chiudere. E, già da parecchi anni, questi segnali, pesanti, non accennano a diminuire”.

Massimiliano Sciullo

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