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Cronaca | 17 ottobre 2018, 13:20

Amianto all'Olivetti di Ivrea, le motivazioni della sentenza di assoluzione: "Insormontabili carenze probatorie"

La soddisfazione di Carlo De Benedetti: "Analizzato in maniera rigorosa ogni elemento di prova"

Amianto all'Olivetti di Ivrea, le motivazioni della sentenza di assoluzione: "Insormontabili carenze probatorie"

"La sentenza della Corte di Appello di Torino ha analizzato in maniera rigorosa e approfondita ogni elemento di prova, attinente alla asserita contaminazione da amianto nel talco e negli edifici di Olivetti". Così Carlo De Benedetti, commentando le motivazioni con cui lo scorso 18 aprile la Corte d'Appello di Torino lo ha assolto insieme ad altri ex manager dall'accusa di omicidio colposo e lesioni colpose, in merito alle morti di dieci ex operai degli stabilimenti Olivetti, deceduti per mesotelioma pleurico. Malattia che - secondo l'accusa - sarebbe stata contratta a causa di una prolungata esposizione all'amianto.

Tramite i suoi legali Tomaso Pisapia ed Elisabetta Rubini, De Benedetti ha "manifestato il suo apprezzamento per la dettagliata, approfondita e rigorosa valutazione dei dati processuali svolta dalla Corte, che lo ha assolto perchè il fatto non sussiste. Finalmente - aggiungono i legali - questa sentenza ha scardinato l'impianto accusatorio, restituendo all'ingegner De Benedetti e all'Olivetti il merito di aver controllato i materiali in uso in azienda e di aver adottato attente attività di monitoraggio ambientale, con adozione di attestate misure di precauzione che dimostrano un’anticipazione in Olivetti delle previsioni normative intervenute solo nel 1994".

Nelle motivazioni - fra le altre cose - si legge come siano emerse "insormontabili carenze probatorie laddove si è cercato, da un lato, di dimostrare la sussistenza di esposizioni al fattore di rischio causalmente rilevanti nei periodi in cui si assume che ciascun imputato abbia ricoperto una posizione di garanzia; dall'altro, di applicare alla causalità individuale le acquisizioni epidemiologiche relative all'eziologia delle malattie tumorali asbesto-correlate". Secondo la Corte "la lettura complessiva dei costituti processuali a disposizione e la valutazione sistematica degli spunti offerti sia dai consulenti dell’accusa pubblica e privata, che da quelli della difesa degli imputati e del responsabile civile ha permesso di individuare, nell'ambito di un dibattito che registra posizioni variegate ed in continua evoluzione, stante il costante progredire delle conoscenze medico-epidemiologiche in materia, gli approdi in tema di effetti dell’esposizione all'agente cancerogeno amianto sull'organismo umano rispetto ai quali può dirsi che gli esperti interpellati abbiano espresso il condiviso consenso presente nella comunità scientifica".

E quindi " la mancanza di prova certa del nesso causale si riverbera sulla possibilità stessa di attribuire efficacia decisiva ad impedire l’evento - o, quantomeno, a posticipare la verificazione - all'azione che, in ipotesi d’accusa, si assume colposamente omessa o ritardata".

 

Marco Panzarella

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