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Economia e lavoro | 23 ottobre 2018, 17:02

Da Orbassano alle pendici del Monviso: la storia di Ambornetti, il borgo alpino che sogna di rinascere grazie alle energie rinnovabili

Insieme a Grecia, Norvegia e Sicilia è uno dei quattro protagonisti del progetto Remote finanziato da Horizon 2020 e coordinato dal Politecnico di Torino. A spingere su turismo e green è l'azienda torinese Iris

Da Orbassano alle pendici del Monviso: la storia di Ambornetti, il borgo alpino che sogna di rinascere grazie alle energie rinnovabili

Alle pendici del Monviso esiste un borgo che ambisce a diventare un'isola. No, non è una crisi d'identità, ma una ricerca che - con la regia del Politecnico di Torino - potrebbe confezionare soluzioni ottimali per regalare l'autosufficienza energetica a piccole realtà sociali (come un'isola, appunto, oppure come piccoli paesi) grazie alle energie completamente rinnovabili.

Tutto questo è il progetto "Remote", progetto Europeo Finanziato da Horizon2020 e coordinato dal Politecnico di Torino: condotto insieme a 10 partner europei, ha l’obiettivo di dimostrare la sostenibilità economica e tecnica di sistemi di energy storage, vere e proprie batterie ad accumulo, basate sulla tecnologia a idrogeno combinata con un elettrolizzatore che converte l’energia in eccesso prodotta da sistemi di energia rinnovabili (pale eoliche, pannelli fotovoltaici e così via) in idrogeno. Il sistema di accumulo a idrogeno e celle a combustibile (fuel cell), poi, riconverte quando necessario l’idrogeno stesso in elettricità, superando così il problema dell’intermittenza, tipico delle fonti rinnovabili come eolico e solare.

Ma al di là delle specifiche tecnologiche, è la suggestione complessiva a colpire. Per lo sviluppo di Remote sono in corso di allestimento 4 stazioni dimostrative, alimentate con elettricità generata da fonti rinnovabili, collocate in altrettante aree isolate, legate ad un approvvigionamento energetico sia da microreti – microgrids, sia totalmente staccate dalla rete elettrica. E oltre alla Sicilia con Ginostra (sull'isola di Stromboli), la Grecia con Agkistro e la Norvegia, con l'isola di Froan, ecco pure Ambornetti, in piena Valle Po e ai piedi della montagna che dà origine al fiume della valle Padana.

Le quattro località del progetto Remote sono state scelte per il mix di energie rinnovabili che permettono di mettere in campo nei test, collocandole in contesti ambientali e d’uso molto diversi. Si passa infatti dal caldo, soleggiato, ventoso Mediterraneo alla fredda e tempestosa Scandinavia, fino al particolare clima delle Alpi occidentali italiane. Tutti i territori interessati vedranno una pressoché completa sostituzione dei combustibili fossili con energia rinnovabile, arrivando ad un’autonomia energetica che in alcuni casi raggiungerà il 100% del fabbisogno.

In particolare, il caso di Ambornetti vede protagonista la Iris di Orbassano, azienda che dal 2012 si occupa di applicazioni innovative su tecnologie industriali e che trova declinazioni anche nel mondo ambientale con il trattamento delle acque e dei rifiuti per comunità particolarmente isolate.

"Insieme al mio socio Carlo Ferraro - racconta Manuel Lai, ceo di Iris - ci siamo innamorati di questa zona e dopo essere entrati in contatto con il Comune di Ostana e con il sindaco Giacomo Lombardo siamo partiti con la nostra idea. Da poche unità abitative siamo passati a considerare tutta la borgata e adesso la nostra idea è di trasformare questo luogo, abbandonato ormai da decenni, in una località dove di nuovo pulsi la vita, il turismo, quindi l'economia e l'occupazione. Proprio grazie alle nostre soluzioni applicate a rifiuti, acqua ed energia e alla collaborazione con il Politecnico".

Su un'area di circa 5000 metri quadrati e con 23 unità abitative (cui se ne aggiungeranno altre moderne, ma nel rispetto della tradizione), tra acquisti da privati e la concessione dell'uso civico da parte del Comune potrà nascere un resort, dunque un'attrazione per visitatori. "Ma pensiamo anche ad aree per il coworking e spazi per la sperimentazione", conclude Lai.

Per farsi un'idea delle possibili ricadute di questo progetto di sperimentazione, basta pensare che, nel mondo, le isole sono oltre 10.000 e sono abitate da oltre 750 milioni di persone. Molte di queste, con una media di abitanti tra i 1000 e i 10.000, si affidano al diesel per garantire energia a case, scuole, istituzioni e imprese, con una spesa consistente per l’importazione di combustibili fossili e il grave impatto ambientale che ne consegue. E non si contano le aree isolate in territori diversi da quelli insulari, come, ad esempio, montagne e zone interne, poco collegate alle principali vie di comunicazione e alle infrastrutture.

In Italia, ad esempio, ci sono 77 isole di cui 23 all’interno di laghi e una in un fiume. Nel bacino del Mediterraneo, le isole abitate sono 158, con una popolazione variabile tra i 5 milioni di abitanti della Sicilia, e le poche unità di Isole protette come Asinara, Montecristo, in Italia o Schiza, in Grecia. Il 40,5% delle isole del Mediterraneo ha meno di 1000 abitanti, il 29.7% meno di 500 e un considerevole numero di questi territori, importanti sotto il profilo turistico e ambientale, vivono senza collegamento alla rete elettrica.

Lo sfruttamento dell’energia rinnovabile disponibile si candida come un fattore chiave di innovazione per questi territori, soprattutto in chiave ambientale. Si tratta infatti di definire un percorso di produzione energetica, che riduca drasticamente l’impronta ambientale determinata dall’uso di combustibili fossili. E l'uso di vere e proprie "pile" garantisce anche quella "continuità" che le fonti rinnovabili, per loro natura, offrono saltuariamente.

 

Massimiliano Sciullo

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