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Storie sotto la Mole | sabato 27 ottobre 2018, 10:50

Dorabella e Poldo: due statue, due fiumi e due innamorati La “vera storia” che si nasconde dietro le fontane di piazza CLN

Quindi, ogni volta che passate di là, guardate le due statue e ricordate i due buffi innamorati che, nonostante tutto, si amarono molto.

Dorabella e Poldo: due statue, due fiumi e due innamorati La “vera storia” che si nasconde dietro le fontane di piazza CLN

"Sono stanca di aspettare", diceva Dorabella, battendo il piedino nervoso sul selciato.

"Non sono ancora pronto", borbottava Poldo, passandosi la mano tra la folta barba.

"Io sto sfiorendo nell'attesa che tu ti senta sufficientemente maturo".

"Abbi pazienza cara, è che sono ancora così giovane."

"Guarda che la barba ti sta già diventando grigia, giovanotto."

"Ma che dici?" si allarmò Poldo, correndo a ispezionare il suo riflesso nella vetrina dell’elegante Caffè.

"Oh santo cielo, tu non sei giovane, sei solo un balengu!"

 

Si svolgeva, più o meno così, ogni pomeriggio l'appuntamento tra Dorabella e Poldo, fidanzati da una vita senza l'ombra del progetto di un futuro matrimonio.

"Come sei bella Dorabella mia, quando ci sposeremo..."

"Ma quando? Quando???" chiedeva lei esasperata.

"Il giorno che saremo tutte e due sotto lo stesso tetto..." la guardava con occhi sognanti lui.

"Ma quando? Quando???" chiedeva lei... e andavano avanti così ormai da anni. In centro li conoscevano tutti e li guardavano incuriositi. Erano uno spettacolo interessante: due tanto innamorati che, però, passavano il tempo a punzecchiarsi. Non potevano fare l'uno a meno dell'altra ma lei aveva sempre i capelli dritti dal nervoso e lui era terrorizzato dall’idea del matrimonio. E così passeggiavano sotto i portici e lungo le piazze di Torino tra un continuo tubar e pugnar, pugnar e tubar.

Dorabella si era invaghita di Poldo dal primo momento in cui l'aveva visto, e lui l'aveva da subito riempita di appassionate parole d'amore.

Dal primo bacio lei aveva cominciato ad immaginarsi di fronte al parroco, con il bel viso coperto da un candido velo, i capelli raccolti sulla nuca e un mazzolino di fiori stretto tra le dita. Cosa immaginasse lui, invece, non era dato sapere ma di certo non moriva dalla voglia di correre all'altare.

Che sia ben chiaro, non ci siano dubbi. Poldo era innamorato. Innamorato sul serio della bella Dorabella ma, all'idea di convolare a giuste nozze, il corpo stesso gli si rivoltava a contro. Tosse canina, pustole reticenti e sudorazione diffusa erano i sintomi che gli si presentavano ogni volta che qualcuno gli poneva la fatidica domanda: “Allora, Poldo, quand'è che ti sposi?” E giù a ridursi a una larva umida e tossicchiante.

Dorabella, da parte sua, lo sapeva bene che il sentimento del suo Poldo era ben sincero, e si mostrava comprensiva nei confronti della sua “allergia” all’impegno. Perché l’amore non è fatto di anelli o di firme su contratti. Ma, intanto, le sue amiche si sposavano e lei, invece, viaggiava dritta come un fuso verso l'eterno zitellaggio. Perché era innamorata, ma mica stupida, e dopo i primi due, tre, quattro, cinque, dieci, vent’anni di fidanzamento, l'aveva capito da sola che quella era una situazione stabile e definitiva. Non si sarebbero mai sposati. Sarebbero stati fidanzati per sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, finché morte non li avrebbe separati.

Quei pomeriggi a Torino si susseguirono uno dopo l'altro, 5, 10, 100 e mille pomeriggi. La barba di Poldo da nera si fece grigia e poi bianca. Fino a quando un pomeriggio d'inverno i due eterni fidanzati, ormai parecchio stagionati, si ritrovarono per l'ennesima volta a passeggiare in centro. Da via Roma, attraversarono piazza San Carlo, Poldo teneva Dora sottobraccio e, come sempre, le prometteva un brillante futuro assieme. “Ma taci, chiacchierone!” gli diceva lei ridacchiando, “che ormai mi sono affezionata a fare la fidanzata e la moglie non la voglio fare più” “A no?” “No”.

E così, scherzando, camminavano a passi piccoli e incerti appoggiandosi l'uno all'altra. Camminavano fino a quando stanchi raggiunsero le vasche vuote in piazza CLN e là, dopo essersi dati un bacino a fior di labbra, si sedettero ognuno sul bordo di una vasca. Dorabella sopra una. Poldo sull’altra. “Allora mi sposi o no?” le chiese lui.  “No!” rispose lei e tutti e due scoppiarono a ridere. E così, lentamente, sotto l’ultimo sole autunnale, guardandosi negli occhi da una parte e l’altra della strada, si assopirono. E così lì trovarono. E così volarono in cielo nel paradiso degli amori sinceri e imperfetti. I migliori di tutti.

Poco tempo dopo, su quelle stesse vasche vennero costruite due statue. Una donna e un uomo. Opinione comune è che le due immagini rappresentino la Dora e il Po. I due fiumi che bagnano la nostra città. Ma a guardarli bene, si riconosce la folta barba di Poldo e la bellezza naturale di Dorabella. Poldo e Dorabella. Po e Dora come si chiamavano tra di loro. Due figure che sono un regalo alla città e all’amore da ragazzi che dura tutta la vita.

Quindi, ogni volta che passate di là, guardate le due statue e ricordate i due buffi innamorati che, nonostante tutto, si amarono molto. Accarezzate col pensiero la dolce Dorabella e date un pizzico immaginario a quel fifone di Poldo!

 

Le statue di piazza CLN, realizzate dallo scultore Umberto Baglioni nel 1936, rappresentano il Po e la Dora, e non Poldo e Dorabella. I due innamorati, in verità, ce li siamo inventati noi di sana pianta. Oggi avevamo voglia di aggiungere una leggenda alle già numerose “Storie sotto la Mole”.

 

 

Photo Credits: Twice25

Rossana Rotolo

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