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Immortali | mercoledì 31 ottobre 2018, 07:00

Torino: una città a misura di Famiglia allo stadio? Non per tutti

Chi tra voi ha buona memoria, ricorderà bene la paradossale situazione stadi che Torino si trovava ad affrontare nel periodo pre olimpico, ovvero una quindicina di anni addietro.

Torino: una città a misura di Famiglia allo stadio? Non per tutti

Chi tra voi ha buona memoria, ricorderà bene la paradossale situazione stadi che Torino si trovava ad affrontare nel periodo pre olimpico, ovvero una quindicina di anni addietro.

Uno stadio in piedi, funzionante, che però nessuno voleva, meno che meno gli abitanti dell’area su cui sorgeva. I cittadini del quartiere Santa Rita, infatti, firmarono in massa una petizione in cui veniva richiesto al comune di demolire lo Stadio Comunale, già Mussolini, a favore di un utilizzo diverso, più vicino ai bisogni della gente della zona.

A due passi da lì, uno stadio demolito quasi totalmente, invaso dalle erbacce, quasi una discarica a cielo aperto, ma amato dagli abitanti del luogo, tanto che avevano richiesto ed ottenuto di modificare il nome del loro quartiere da Lingotto - Mercati Generali a Lingotto - Filadelfia, e che questo stadio fortemente volevano vedere ricostruito. Coram populi, il Filadelfia doveva rinascere.

Sbattendosene allegramente gli zebedei del volere della cittadinanza, in totale spregio di quella democrazia che i politici sovente hanno sulle labbra e meno sovente negli atti, decisero che lo Stadio Comunale, già Mussolini, dovesse ospitare la cerimonia di apertura e chiusura delle Olimpiadi invernali 2006. Cerimonia, invero, che nel protocollo che aveva permesso alla nostra città di aggiudicarsi l'evento olimpico, era stata prevista al maestoso Stadio Delle Alpi, e solo successivamente dirottata sul Comunale. Come? Il Delle Alpi interessava alla Famiglia per farci giocare la sua squadra aziendale? Sempre lì a pensare male, maliziosi!

Ma lasciamo un attimo da parte i cugini di campagna e torniamo ai due impianti cittadini. Il Filadelfia fu lasciato a languire nel suo brodo e ci si concentrò sul Comunale, già Mussolini, futuro Olimpico. In una zona già congestionata, povera di parcheggi e con il corso Sebastopoli occupato quotidianamente dal mercato rionale, non contenti di rifare l’inviso stadio, costruirono pure un palazzetto dello sport e, sempre coi soldi a cinque cerchi, una piscina, probabilmente perché nelle loro intenzioni c'era anche l'introduzione tra gli sport olimpici dello storico “cimento invernale”, che tutti gli anni dal 1899 si tiene al Circolo Canottieri Caprera, sotto al ponte di corso Vittorio, in uno dei “giorni della merla”, ovvero 29,30 e 31 gennaio.

Insomma, un polo sportivo a tutto tondo, che ovviamente doveva essere frequentato da sportivi, nel senso più pieno del termine. Essendo infatti scarsissimi i parcheggi, al pubblico delle manifestazioni che si tengono in questi stadi, tocca fare delle belle camminate, dal luogo ove si è lasciata l'auto all'impianto sportivo. Ma camminare fa bene, si sa, e i nostri amministratori civici tengono al nostro benessere! Purtroppo la situazione, già critica, diventa insostenibile quando più di un evento avviene nello stesso momento. Due eventi contemporanei, mandano in tilt la circolazione ed in crisi i nervi degli abitanti.

Sabato 27 ottobre, con insostenibile leggerezza, sono stati programmati in quest'area congestionata, ben tre eventi. Il mercato rionale in corso Sebastopoli, Torino - Fiorentina allo Stadio Olimpico, già Mussolini, già Comunale ed ora anche “Grande Torino”, giusto per dare un contentino a quei rompiscatole di tifosi granata che chiedono da sempre e a gran voce una politica di concessioni più equilibrate tra le due squadre della città, e il concerto di Laura Pausini al PalaAlpitour, già Isozaki.

Lascio immaginare il più totale ed ingestibile caos che si è venuto a creare tutto intorno al quadrilatero di Piazza d’Armi, con gli operatori mercatali ed i loro clienti, i tifosi granata e viola e i fan dell'artista italiana con natali parigini. Prima del match e del concerto, una ressa di auto alla disperata ricerca del parcheggio e al termine degli eventi, circolazione bloccata dai genitori delle teenager che aspettavano le loro bambine in doppia fila, con le luci d'emergenza dordinanza rigorosamente accese, manco servissero a far diventare meno ingombrante la loro auto e coi vigili urbani a due passi ad assistere senza muovere un dito, tollerando bonariamente questo stato di cose. Via Filadelfia, tra corso Agnelli e corso Orbassano, sembrava un precoce albero di Natale,  con le luci d’emergenza delle auto in doppia fila su entrambi i lati, a ridurre una via larga due corsie, ad una viuzza peggio di via Barbaroux.

Bene, io mi rendo conto che noi non siamo i bianconeri, che il peso politico di Cairo in città non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello della Famiglia, ma caspita, sarebbe ora di farla finita con questa solfa. A loro si concede il salotto buono della città per ridurlo ad un cesso, in occasione delle loro finali europee, tralasciando il luttuoso evento che l'ha funestato e per il cui rispetto mi astengo dal far battute, mentre noi veniamo ammassati senza alcun rispetto in una zona al collasso, con altri due eventi concomitanti.

Mi chiedo se chi stila i calendari e decide gli anticipi e posticipi della serie A e chi organizza concerti cui partecipano migliaia di persone, agiscano così, motu proprio, spontaneamente, o se ci sia un coordinamento, una regia, da parte di chi è proprietario e gestore di questi impianti e inoltre pure responsabile del traffico e dell'ordine pubblico.

In entrambi i casi, è grave. Che la regia sia assente o che sia presente ma inefficiente, è una realtà inaccettabile per una città come Torino, che ha ambizioni di essere una Smart City, una metropoli moderna ed efficiente, a misura di cittadino.

Certe cose capitano, si e no, nel terzo mondo.

Dobbiamo forse pensare che per qualcuno la città è a misura di Famiglia e per qualcun altro no?

Domenico Beccaria

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