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Attualità | martedì 04 dicembre 2018, 07:15

Uber Taxi: primo giorno a Torino dell’app che fa discutere i tassisti

Il portavoce dell’azienda americana: “Commessi tanti errori, ora vogliamo diventare partner leali"

Uber Taxi: primo giorno a Torino dell’app che fa discutere i tassisti

Da stamattina Torino ha un’app in più: Uber Taxi, il servizio che consente agli utenti di prenotare (e pagare) una corsa in taxi attraverso lo smartphone. L’azienda statunitense, come annunciato nei giorni scorsi, ha scelto Torino, prima città in Italia, per lanciare l’applicazione, sotterrando l’ascia di guerra e porgendo la mano ai tassisti. Un deciso cambio di rotta, dopo le battaglie degli ultimi anni finite nelle aule dei tribunali. L'azienda ha cambiato strategia, sostituendo la parola “concorrenza” con “collaborazione”. Uber Taxi, al pari di altri competitor, uno su tutti MyTaxi, è un servizio pensato sì per gli utenti, ma anche per i tassisti, che rinunciando a una percentuale su ogni corsa (pari al 7%) hanno l’oppurtunità - secondo l’azienda californiana - di incrementare i viaggi e quindi gli introiti.

Per presentare Uber Taxi a Torino è atterrato Yuri Fernandezportavoce per il sud-ovest Europa dell’azienda.

“Per Uber l’Italia rappresenta una grande scommessa - spiega - soprattutto dopo gli scontri con i tassisti avvenuti nel recente passato. Ora vogliamo fare le cose per bene, ammettiamo di aver commesso molti errori, ma siamo convinti che è possibile di invertire la marcia”. La scelta di Torino non è casuale. “Una città innovativa - dice Fernandez - non troppo grande, ma neppure piccola. Il luogo ideale per lanciare la nostra app e migliorarla se sarà necessario”.

Al momento sono soltanto una decina i tassisti che hanno aderito al servizio. "Sarebbe ingenuo pensare che all’improvviso in centinaia si uniscano a Uber - osserva Fernandez - abbiamo sbagliato, adesso tocca a noi convincerli che saremo partner leali, che di noi si possono fidare”.

Uber propone ai tassisti torinesi pagamenti giornalieri (e non settimanali come avviene in altre città), un’assicurazione che copre il lavoratore anche quando non è in auto e, soprattutto, una collaborazione con un marchio conosciuto in tutto il mondo. Basti pensare che l’app è stata scaricata da milioni di persone in oltre 600 città del pianeta. 

Nei giorni scorsi i sindacati dei driver avevano accolto con sorpresa e diffidenza lo sbarco di Uber in città. “Non sigleremo nessun accordo, neppure se fosse gratuito”, avevano dichiarato da Federtaxi Piemonte. Un atteggiamento che l’azienda americana ha messo in preventivo, ma che conta “senza fretta, con i tempi necessari" di poter ribaltare. 

Marco Panzarella

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