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Economia e lavoro | mercoledì 05 dicembre 2018, 14:44

Niente cialde per Andezeno: Hag e Splendid, incentivi all'esodo per i 52 dipendenti, aspettando nuovi investitori

Firmato l'accordo in Regione: sostegno a formazione e ricerca di un nuovo lavoro. Pentenero: "JDE irremovibile sulle sue posizioni. Ora ci concentriamo sulla reindustrializzazione del sito". C'è l'ipotesi di un gruppo agroalimentare italiano. Chi subentrerà dovrà tenere in considerazione gli ex dipendenti

Niente cialde per Andezeno: Hag e Splendid, incentivi all'esodo per i 52 dipendenti, aspettando nuovi investitori

E' un epilogo senza lieto fine, per il momento, quello della vicenda Hag e Splendid di Andezeno. La storica fabbrica di caffè che nel giro di poche ore si è trovata dai premi di produzione alla procedura per i licenziamenti.

Nella mattinata di oggi, infatti, negli uffici della Regione è stato firmato l'accordo con la JDE, la multinazionale olandese che è proprietaria dei marchi e che lo scorso 25 settembre ha avviato la procedura di licenziamento collettivo.

L'accordo con i sindacati prevede entro il 30 gennaio 2019 un'uscita volontaria con incentivo all'esodo per i 52 dipendenti e la proroga fino al 30 aprile della risoluzione del rapporto di lavoro per quei lavoratori che entro il termine risultassero ancora in esubero.

Inoltre, si legge in una nota ufficiale diffusa dopo l'incontro, ai lavoratori interessati a essere ricollocati in altre società del gruppo, JDE mette a disposizione 2 posizioni presso la sede di Milano, altrettante in quella di Mollet del Vallès, in Spagna e 15 nello stabilimento di Andrezieux in Francia.
L’accordo prevede anche un servizio di outplacement per sostenere i lavoratori nella ricerca di nuova occupazione e un ulteriore incentivo per agevolare la partecipazione dei dipendenti a corsi di formazione o riqualificazione professionale.
Infine, l’azienda ha spiegato che sta individuando un consulente esterno per favorire la ricerca di potenziali acquirenti interessati a rilevare il sito di Andezeno.

“Non posso certo esprimere soddisfazione per l’esito della vicenda – dichiara l’assessora regionale al Lavoro, Gianna Pentenero – che comporta tuttavia una grave perdita per il tessuto produttivo locale. Fin dall’inizio, la Regione ha chiesto alla società di rivedere il proprio piano, portando la produzione di capsule di caffè, il cui mercato non è certo in crisi, ad Andezeno. Di fronte alla posizione irremovibile della proprietà, ora la nostra attenzione si concentra sulla re-industrializzazione del sito, che siamo naturalmente pronti a sostenere con tutti gli strumenti a nostra disposizione. Il tavolo regionale potrà essere riconvocato in qualunque momento, in presenza di soggetti interessati a rilevare lo stabilimento”.

E proprio su questo tema, spiega Alberto Revel, segretario Flai Cgil di Torino "ci è stato comunicato l'interesse di un gruppo agroalimentare italiano che non produce caffè, ma non è detto che proprio questo interesse non porti a un ampliamento verso questo settore". Più in generale "non si può essere soddisfatti per posti di lavoro che si perdono e per una fabbrica storica del territorio. Ma visto che la procedura di licenziamento sarebbe scaduta questa settimana, abbiamo ottenuto il massimo possibile - aggiunge Revel -. Oltre agli incentivi e alle ricollocazioni, poi, c'è anche l'impegno fissato per chi vorrà subentrare nel sito a tenere in considerazione gli ex dipendenti JDE. Gli impianti, se non in minime componenti, non saranno portati via".

Lo stesso concetto ribadito anche da Manuela Vendola, segretario provinciale di Uila: "Non esiste un no al subentro di possibili concorrenti di JDE e, se ci fosse, ci opporremmo con forza. Qualsiasi compratore, poi, dovrà tenere in considerazione gli ex dipendenti, che intanto potranno anche avere a disposizione degli incentivi economici assolutamente dignitosi, oltre a 5000 euro per la formazione professionale e un servizio di outplacement che per oltre un anno lavorerà per trovare loro altre ipotesi di impiego. Purtroppo era tutto quello che potevamo fare, non esistendo una legge che tuteli il made in Italy".

Massimiliano Sciullo

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