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torinoggi.it | 06 gennaio 2019, 07:20

Gentilezza tra culture diverse: così gli adolescenti "fragili" di Asai parlano agli adulti

La campagna ha visto la partecipazione di undici ragazzi che quotidianamente frequentano il centro di San Salvario. Un progetto che prevede di allargarsi nel corso dell'anno per coinvolgere tutto il quartiere

Gentilezza tra culture diverse: così gli adolescenti "fragili" di Asai parlano agli adulti

Insicurezza, paura, dubbi, impulsività, senso di inadeguatezza. Basta questo a descrivere i ragazzi d’oggi? E se non fosse tutta qui, la storia, se ci fosse anche dell’altro oltre il muro divisorio tra le generazioni? Era il dicembre 2017 quando Asai lanciò la campagna “Fragile”, rivolta agli adolescenti che quotidianamente incontrano l’azione educativa e formativa dell’associazione. Un progetto mirato alla sensibilizzazione di un problema comune – non relegato soltanto a una fascia d’età – e trasversale: la ricerca di un posto nel mondo per tutti i giovani che stanno facendo il loro ingresso “in società”, come un tempo si diceva. Una dichiarazione a viso scoperto, documentata da immagini fotografiche, della propria fragilità, ma senza vergogna, anzi: con la consapevolezza che essere fragili non significa essere deboli. Al contrario, usando le parole degli ideatori della campagna, “dichiararsi fragili è un'azione empatica che comporta la capacità di mostrarsi nella propria interezza per accogliere al meglio l'altro”. Siamo fragili, (ergo) trattiamoci con cura.

Il progetto ha visto la partecipazione di undici adolescenti tra i 14 e i 18 anni, che frequentano Asai nella sede di San Salvario durante il doposcuola e nel tempo libero. Sono stati immortalati, sorridenti ed enigmatici, in alcuni scatti che verranno presentati in un incontro pubblico presumibilmente entro il mese di gennaio. “Il grosso tema che abbiamo voluto affrontare – spiega Riccardo D’Agostino, educatore – è stato quello della partecipazione. Volevamo che i nostri ragazzi capissero cosa significhi attivarsi per la comunità. Per questo abbiamo creato occasioni di aggregazione utili anche per i caratteri più difficili e ritrosi. I protagonisti della campagna hanno così potuto valutare meglio i propri limiti e anche quelli degli adulti con cui hanno a che fare”.

Attiva dal 1995, Asai propone iniziative educative e culturali in diversi luoghi della città, con un’attenzione particolare ai quartieri più critici. Ogni anno coinvolge più di 600 volontari in azioni concrete e dirette a una migliore convivenza nel tessuto urbano, spendendo gran parte dell’energia nel coltivare una ricchezza multiculturale che guardi all’integrazione e all’accoglienza. “Terminato il momento dello studio – spiegano i ragazzi nel manifesto di “Fragile” – ci troviamo a ragionare insieme agli operatori del Centro su alcuni temi per noi importanti, partendo sempre dai nostri vissuti e dalle emozioni che questi ci suscitano. Dai racconti di ciascuno, abbiamo scoperto essere diffusi, tra noi ragazzi, comportamenti di aggressività, discriminazione, presa in giro e violenza di alcuni a danno di altri”.

Questo tipo di comportamenti – riflettono - è comunemente denominato bullismo. Cos'è che ci spinge a isolare qualcuno all'interno di una classe? Parlando tra noi, ci siamo resi conto di essere tutti attraversati da una comune dimensione: l’essere fragili. Sia coloro che sembrano le vittime predestinate, sia chi esercita la propria forza sugli altri”.

La campagna vuole quindi essere un invito a tutti i coetanei “a essere delicati e gentili nei rapporti con gli altri, perché dentro ciascuno di noi c’è un mondo interiore fatto di emozioni ed equilibri che la violenza potrebbe facilmente spezzare”. Ma è anche un appello agli adulti, affinché prestino più ascolto alle esigenze dei giovani e osservino meglio le dinamiche interne a un microcosmo solo apparentemente caotico e incomprensibile.

In queste foto - concludono i giovani protagonisti - ci dichiariamo fragili e non ce ne vergogniamo, perché sappiamo che ciascuno di voi lo è. Ci dichiariamo fragili perché pretendiamo di essere trattati con rispetto, sensibilità e cura e ci impegniamo a trattare gli altri nello stesso modo. Ci dichiariamo fragili. Questa è la nostra forza”.

Lo scatto finale, che suggella il termine del percorso, ma anche l’inizio di un nuovo cammino, ricalca “Il quarto stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo. I ragazzi schierati che vanno verso qualcosa. “La domanda da porsi – spiega ancora Riccardo D’Agostino – è dove stiamo andando, insieme, in questo momento storico? Ora come ora ci sembra di essere tornati indietro a vent’anni fa, quando Asai è nata. Avvertiamo il conflitto interculturale e generazionale, ma dobbiamo continuare a promuovere un modello positivo fra cittadini di diverse provenienze. È una riflessione che coinvolge tutti, educatori compresi. Le fragilità dei ragazzi appartengono anche a noi. Condividiamo il loro stesso disorientamento e ce lo portiamo dentro tutta la vita”. 

Manuela Marascio

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