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Economia e lavoro | 07 gennaio 2019, 17:05

Stop agli Euro5, il polverone è quello delle polemiche: "Danno ai cittadini e al tessuto economico"

Confesercenti, Ascom e politica all'attacco. Nettis (Faib): "Per noi benzinai, un danno del 30%. Stiamo pensando di rivedere le forniture di carburante". E Uncem lancia l'allarme: "La montagna sempre più lontana dalla città". Dura anche Api Torino

Stop agli Euro5, il polverone è quello delle polemiche: "Danno ai cittadini e al tessuto economico"

Era nell'aria (e non è un gioco di parole) e alla fine è arrivata. La mannaia del blocco auto, da martedì 8 gennaio, allarga il suo campo d'intervento e taglia fuori dalla circolazione anche i diesel Euro5.

Una decisione che non ha tardato di scatenare le reazioni più accalorate, soprattutto da parte di chi - determinati veicoli - li deve usare per spostarsi per lavoro. E così, tra tutti, proprio i commercianti sono i primi a schierarsi contro l'inasprimento di un provvedimento che già nelle sue forme precedenti non era sopportato con pazienza. "Non possiamo essere contenti - spiega Giancarlo Banchieri, numero uno di Confesercenti Torino -: è una decisione che incide sulla nostra categoria, ma che finisce per penalizzare tutti i cittadini. E molti sono costretti a spostarsi per questioni professionali: prendere l'auto è indispensabile, soprattutto per chi lavora in aree in cui il servizio pubblico è carente o non c'è". "Siamo pur sempre una città manifatturiera - aggiunge - e quindi certi spostamenti sono parte della nostra quotidianità. E poi siamo una società in cui è diffusa la proprietà della casa in cui si vive, non ci si può spostare in affitto a seconda delle necessità come capita magari nei Paesi anglosassoni".

E molto severo è anche il giudizio di Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino e provincia, che già nei giorni scorsi si era schierata contro eventuali inasprimenti dei blocchi. "Siamo contrari ad ogni decisione unilaterale di ulteriori blocchi della circolazione, in particolare ai motori Euro5 Diesel, senza un adeguato rafforzamento del trasporto pubblico". "Salvaguardare la salute pubblica significa anche avere un occhio di riguardo per il tessuto economico urbano - aggiunge -. E i nostri operatori sono consci delle conseguenze negative dello smog, ma siamo anche allarmati degli effetti penalizzanti che certe decisioni hanno sull'economia della città". E ancora: "Non si possono sacrificare settori come il Commercio e l’Artigianato che continuano a pagare il prezzo della mancata ripresa dei consumi”.

E un punto di vista decisamente particolare è quello di chi, proprio per lavoro, il diesel (insieme agli altri carburanti) lo vende tutti i giorni. "Lo scorso anno, per questo tipo di blocchi, si è perso circa il 30% del volume di lavoro", spiega Gianni Nettis, numero uno di Faib, Federazioni autonoma italiana benzinai. "E quest'anno sarà ancora peggio. Ormai fanno gasolio solo quelli che partono prima dello stop e tornano in serata. C'è quasi da pensare se rivedere gli ordini che facciamo ai fornitori, visto che poi non riusciamo a vendere carburante".

Ma la lamentela non è solo rivolta alla Giunta Appendino o agli attuali amministratori. "La colpa è anche degli amministratori precedenti, che non hanno fatto nulla per limitare quelle che sono le vere fonti di inquinamento, come le caldaie delle case - aggiunge Nettis -. Si è preferito sempre andare avanti con misure tampone, come i blocchi auto, le targhe alterne e così via, invece di pensare a un programma davvero strutturale di incentivi per il rinnovo delle fonti inquinanti. E poi i bus del servizio pubblico, quelli che ci sono? Sono ben pochi quelli elettrici o a gpl. Fermiamo anche loro? E i mezzi di chi lavora nei mercati rionali? Altrove hanno messo i gilet gialli per protestare. Qui finirà che ci inventeremo qualcosa".

Ovviamente le reazioni hanno riguardato anche il mondo della politica. “Il blocco dei diesel è una scelta che colpisce i cittadini creando problemi a migliaia di persone che per una settimana non sapranno come spostarsi e andare a lavoro. Ennesima soluzione palliativo che non risolve i problemi, ma li scarica sui più deboli", il capogruppo della Lega in Comune, Fabrizio Ricca.

Presa di posizione severa anche da parte dell'Uncem, che attraverso una nota ufficiale "prende atto con rammarico che il blocco dei veicoli euro 5 aumenta le distanze tra città e aree rurali. La montagna è sempre più distante da Torino. Accedere al capoluogo, per chi lavora e per chi va scuola diventa difficilissimo. Quasi impossibile. Mancano parcheggi di interscambio gratuiti, non solo a Torino, ma anche alle porte degli altri Comuni. Mancano reti di trasporto efficaci per il collegamento con le aree montane". "Uncem è perplessa e preoccupata - prosegue la nota - perché da domani, chi da Pont Canavese o da Pomaretto o da Andrate o da altri 295 Comuni della provincia deve raggiungere Torino e ha un'auto immatricolata sei o otto anni fa, deve rimanere a casa. O sfidare il blocco e sperare di non essere sanzionato per poter raggiungere il posto di lavoro, il negozio, la scuola o l'università. E probabilmente non scenderanno neanche i livelli di pm10 o di altri inquinanti che nel bacino padano vanno abbattuti con azioni durature nel tempo, strutturali".

“E’ inaccettabile che per combattere lo smog sia stato deciso il blocco di mezzi commerciali acquistati e magari appena ultimati di pagare, come molti diesel euro 5. La tutela della salute e dell’ambiente è assolutamente un obiettivo da perseguire, ma occorre farlo con gli strumenti migliori e con una politica di prevenzione più incisiva”. Così Corrado Alberto – Presidente di API Torino - commenta la decisione di oggi di bloccare (da domani) anche la circolazione dei veicoli diesel euro 5 oltre che benzina euro 1.

 “Gli incentivi per la sostituzione dei veicoli vecchi che sono stati decisi recentemente – dice ancora Alberto - sono naturalmente da accogliere positivamente e da sfruttare. Ma deve essere chiaro che non è con il blocco della circolazione che si risolve il problema dell’inquinamento”.

Il Presidente di API ricorda quindi che la stessa Arpa Piemonte in un recente studio ha indicato come i motori diesel inquinino solamente per il 10% del totale. “La ricerca – dice ancora Alberto -, evidenzia anche che il 44% delle Pm10 è prodotto dal riscaldamento a biomasse. Le emissioni riconducibili alle auto e agli altri tipi di mezzi di trasporto (come anche quello ferroviario), peserebbero sul totale solo il 37% di cui circa il 14% è riconducibile alle polveri sottili generate dai freni oppure dall’usura dei pneumatici”. Alberto sottolinea anche: “Sarebbe interessante sapere quanti veicoli Gtt rientrino nelle caratteristiche che permettono la circolazione dei mezzi commerciali”.

“Per contrastare efficacemente lo smog – conclude quindi Alberto -, ciò che serve è una politica di miglioramento della qualità dell’aria più integrata che non si fermi all’imposizione dei blocchi del traffico che rischiano di mettere in crisi il sistema economico, ma che coinvolga anche le altre fonti responsabili dell’aumento delle Pm10 (per esempio le centrali di riscaldamento a biomasse)”.

Massimiliano Sciullo

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