/ Attualità

Che tempo fa

Cerca nel web

Attualità | mercoledì 09 gennaio 2019, 14:58

"Se quei migranti non fossero sbarcati": il teatro di ASAI ringrazia la bellezza della diversità

Nel pieno delle cronache sull'abbandono in mare di vite umane, l'associazione di San Salvario rilancia il valore della mescolanza culturale. L'ultimo spettacolo racconta la migrazione nell'era del web

"Se quei migranti non fossero sbarcati": il teatro di ASAI ringrazia la bellezza della diversità

"Siamo un grande porto aperto dove arrivano persone di età e provenienze differenti, ognuno con il proprio bagaglio di diversità": così Paola Cereda, scrittrice e regista che coordina la compagnia teatrale assaiASAI, racconta in un post su Facebook la realtà del gruppo nato nel 2010 all'interno dell'associazione interculturale di San Salvario. Un ringraziamento fatto col cuore, che indirettamente colpisce le più recenti misure adottate contro i migranti che fanno rotta verso il nostro Paese. Un messaggio di integrazione che mette in luce la realtà di un dato ineluttabile: le differenze arricchiscono, specialmente se si fa arte e formazione.

"Tra di noi - continua Paola - ci sono anche Christian, Usman, Abdoullaye, Mohammed, Saidu, che i telegiornali chiamano minori stranieri non accompagnati o adulti stranieri, come Sana che è diventato maggiorenne ed è uscito dalla struttura che lo ospitava".

"In questi giorni pensavo che questi ragazzi fanno parte del gruppo e che, se non fossero sbarcati, saremmo un po' più poveri perché ci saremmo persi un sacco di cose: la loro capacità di stare in scena, le risate, il modo di ballare, i progressi con l'italiano, le loro storie o semplicemente la presenza che ha insegnato a noi tutti, in questi mesi, quanto sia importante andare oltre le etichette per incontrare le persone".

Non a caso l'ultimo spettacolo portato in scena dalla compagnia, Bricks, racconta la migrazione nell'era del digitale: i modi in cui viene trattata dai media, come la recepiscono gli utenti del web, quali sono i commenti più scatenati degli haters. Attraverso un potentissimo e disarmante umorismo, i ragazzi mostrano così l’assurdità delle fake news e smontano i pregiudizi sui migranti, contrapponendo alla cattiva comunicazione alcuni dati che mostrano un'altra faccia della realtà. 

"Siamo imperfetti e non sempre va tutto bene", chiarisce ancora Paola. "Si sa, un gruppo è uno spazio che richiede aggiustamenti. Ma in quella imperfezione lì sta tutta la nostra bellezza: siamo la dimostrazione che è possibile stare insieme. Sentiamo spesso dire non c'è più speranza, noi invece la speranza la viviamo ogni mercoledì pomeriggio. E' poco? E' tantissimo. Ci rende consapevoli di quanto siano importanti le nostre azioni e le nostre scelte". 

La compagnia è nata come consolidamento di una lunga attività laboratoriale fatta in precedenza all'interno di ASAI. La sua particolarità sta nell'integrare persone di diverse nazionalità, abilità (e disabilità), età anagrafiche. Alcuni attori presentano problematiche psicologiche o psichiatriche. Altri stanno compiendo un'esperienza di apprendimento di metodologie artistiche nel sociale o affrontano percorsi di riparazione.

Un gruppo molto grande, composto attualmente da una quarantina di performer, che lavorano basandosi sulla metodologia del teatro comunitario argentino. A partire da una tematica stabilita in comunione, i ragazzi costruiscono la drammaturgia con improvvisazioni, ricerche e narrazioni. 

La bellezza dell'arte, che unisce tutti in un linguaggio universale, risponde così alla politica e alla cronaca. E lo fa con un messaggio d'amore proprio nel giorno precedente al via libera per lo sbarco dei 49 migranti intrappolati sulle Sea Watch e Sea Eye. 

Manuela Marascio

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore