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Cultura e spettacoli | 11 gennaio 2019, 07:43

“Altra strada e altre storie”: il nuovo brano di Sità Scoté scritto dai torinesi Eugenio Cesaro, Bianco e Davide Ferraris

Diffuso il singolo mancante del progetto che utilizza la musica per raccontare storie di integrazione nei quartieri di Torino

“Altra strada e altre storie”: il nuovo brano di Sità Scoté scritto dai torinesi Eugenio Cesaro, Bianco e Davide Ferraris

 

È stato rilasciato a mezzanotte l’ultimo singolo di Sità Scoté, il progetto, realizzato dai giovani e talentuosi ventenni Vittorio Randone, Giorgio Blanco e Gabriele Druetta, che si propone di coinvolgere musicisti locali di spicco al fine di narrare storie di integrazione nei quartieri di Torino – con il finanziamento del Comune attraverso il programma AxTO.

E a fare da “cornice” a quest’ultimo sarà proprio il brano suddetto, intitolato “Altra strada e altre storie” e scritto da Eugenio Cesaro – frontman degli Eugenio in Via Di Gioia –, Bianco e Davide Ferraris, proprietario della Libreria Therese di corso Belgio e vero e proprio cantastorie, meritevole di aver proposto il racconto del testo, quello di Abderrahim: cantore immaginario nella piazza di Marrakech che “riesce a catturare l’attenzione di decine di persone sedute attorno a lui a formare un cerchio e in religioso ascolto di qualcosa di così profondamente ancestrale da ammutolirli tutti: storie”, come spiega Ferraris stesso.

In occasione dell’uscita del brano, infine, è stato realizzato anche un videoclip che vede, come protagonista, una bambina di due anni ripresa mentre gioca con un carillon che la conduce nel mondo del circo, tra funamboli, trapezisti e domatori di leoni. “I libri, intesi come contenitori di storie – precisano Vittorio e Giorgio –, permettono di smuovere le persone. Per questo, nel video abbiamo voluto inserire due tipi di movimento: quello verso l’alto, con la piccola impegnata a costruire una torre di libri; e quello verso l’orizzonte, nel viaggio in macchina di un padre e di suo figlio, immerso, appunto, nella lettura”.

 

Roberta Scalise

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